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Prestazioni occasionali

Treviso, 5 luglio 2003

OGGETTO: quesito su prestazioni occasionali.

Faccio seguito alla richiesta del Vostro iscritto che richiede un parere in
merito alla possibilità di effettuare una perizia su di un immobile pur non
essendo in possesso di partita IVA.
L’articolo 5 del D.P.R. 633/72, in materia di esercizio di arti e
professioni, stabilisce che è soggetto al tributo IVA (…) l’esercizio per
professione abituale, ancorchè non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro
autonomo (…). L’elemento decisivo per definire l’obbligatorietà di apertura di
una partita IVA è pertanto l’abitualità della professione (e non, nota bene,
l’esclusività), criterio spesso di complessa individuazione. La qualificazione
del reddito deve, pertanto, essere fatta caso per caso e non può essere
determinata a priori.
Autorevole dottrina ha affermato che per abitualità si intende una (…)
attività stabile, duratura, svolta sistematicamente, anche se non in modo
permanente e senza interruzione (…). Sono inoltre da tenere in considerazione
alcune importanti pronunce della Corte di Cassazione, nelle quali si sostiene
che la qualifica di professionisti abituali in campo fiscale può determinarsi
anche dall’esistenza di un solo affare, in considerazione delle molteplici e
sistematiche operazioni che la sua realizzazione comporta.
Per quanto sopra esposto ritengo che la stesura di una singola perizia
non faccia scattare l’obbligo di apertura di una partita IVA, potendosi ravvisare
nell’attività da svolgere il requisito dell’occasionalità. Il Vostro iscritto potrà
pertanto qualificare il compenso percepito fra quelli di lavoro autonomo svolti
occasionalmente, assoggettandolo a ritenuta d’acconto nella misura del 20% e
dichiarandolo nel quadro L del Modello Unico dell’anno di riferimento.
Resto a disposizione per le ulteriori informazioni che dovessero
necessitare in materia e, con l’occasione, porgo cordiali saluti.
Paolo Dalle Carbonare

Remunerazione delle collaborazioni

Treviso, 7 maggio 2003
Oggetto: quesito su remunerazione delle collaborazioni.
Il Vostro iscritto chiede “se codesto Ordine consiglia modalità di retribuzione
propriamente specifiche per i rapporti di collaborazione coordinata continuativa,
diversamente da quella in funzione del tempo impiegato per svolgere la collaborazione
(oraria)”.
A tal proposito giova ricordare che le caratteristiche che devono coesistere
affinché un contratto possa essere qualificato come collaborazione coordinata
continuativa sono:
1. Contenuto intrinsecamente artistico o professionale
2. Mancanza di vincoli di subordinazione rispetto al committente
3. Le prestazioni devono essere svolte nell’ambito di un rapporto unitario e continuativo
4. Mancanza di mezzi organizzati per lo svolgimento
5. La retribuzione deve essere periodica e prestabilita
6. Non devono rientrare nell’ambito della professione abituale
Per quanto sopra esposto, in particolare al punto 5, ritengo che una retribuzione
oraria, e quindi non periodica e prestabilita, sia estranea al contratto di collaborazione
coordinata continuativa. Al fine di evitare spiacevoli e gravose contestazioni da parte
dell’INPS consiglio pertanto di rispettare i sei requisiti sopra riportati.
Cordiali saluti.
Paolo Dalle Carbonare

Prestazioni occasionali

Treviso, 13 febbraio 2003
OGGETTO: quesito su prestazioni occasionali.
Faccio seguito alla richiesta del Vostro iscritto che richiede una consulenza in
merito alla possibilità di svolgere piccolo lavoro per il quale è richiesta la
firma di un tecnico abilitato. L’architetto richiede inoltre di individuare il
limite oltre il quale scattano l’obbligo di apertura della partita IVA.
L’articolo 5 del D.P.R. 633/72, in materia di esercizio di arti e
professioni, stabilisce che è soggetto al tributo IVA (…) l’esercizio per
professione abituale, ancorchè non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro
autonomo (…). L’elemento decisivo per definire l’obbligatorietà di apertura di
una partita IVA è pertanto l’abitualità della professione (e non, nota bene,
l’esclusività), criterio spesso di complessa individuazione. La qualificazione
del reddito deve, pertanto, essere fatta caso per caso e non può essere
determinata a priori.
Autorevole dottrina ha affermato che per abitualità si intende una (…)
attività stabile, duratura, svolta sistematicamente, anche se non in modo
permanente e senza interruzione (…). Sono inoltre da tenere in considerazione
alcune importanti pronunce della Corte di Cassazione, nelle quali si sostiene
che la qualifica di professionisti abituali in campo fiscale può determinarsi
anche dall’esistenza di un solo affare, in considerazione delle molteplici e
sistematiche operazioni che la sua realizzazione comporta.
Per quanto sopra esposto ritengo di non avere i dati necessari a
stabilire se, nel caso specifico, ricorrano i requisiti dell’abitualità della
professione. Se è vero, infatti, che il Vostro iscritto effettuerà “un piccolo
lavoro”, non è dato rilevare se la complessità e la molteplicità delle operazioni
da effettuare possano far qualificare l’attività professionale come abituale.
Qualora non fosse possibile qualificare con certezza, anche alla luce
delle posizioni dottrinali e giurisprudenziali sopra esposte, l’occasionalità della
prestazione richiesta, consiglio il Vostro iscritto di assumere una posizione
cautelativa, ovvero l’apertura della partita IVA. Tale posizione, infatti, a fronte
di costi modesti potrebbe consentire di evitare future onerose contestazioni
fiscali.
Quanto alle altre informazioni richieste dal Vostro iscritto Vi invito a
fissare presso la Vostra sede un incontro, in modo da poter affrontare in modo
sistematico l’inquadramento dell’attività dell’architetto.
Resto a disposizione per le ulteriori informazioni che dovessero
necessitare in materia e, con l’occasione, porgo cordiali saluti.
Paolo Dalle Carbonare