Articoli

L’alta incidenza dei costi sui ricavi determina l’assoggettamento ad Irap

L’architetto con elevata incidenza dei costi sui ricavi è soggetto passivo dell’Irap, indipendentemente dalla struttura impiegata.

Sentenza CTP Treviso 06.05.2010, n. 59

Niente Irap per l’avvocato con studio presso collega

L’avvocato con studio presso il collega non realizza il requisito dell’autonoma organizzazione e pertanto non è tenuto al versamento Irap.

 

Sentenza CTP Treviso 06.05.2010, n. 57

Prestazioni occasionali

Treviso, 16 aprile 2010

Quesito
Buongiorno egregio Dottore,
Volevo chiederLe un’informazione.
Ho svolto una prestazione occasionale da libero professionista (sono iscritto all’ordine degli Ingegneri di Xxxxxx) per un importo poco inferiore a 5000 euro.
Volevo sapere se, dato il fatto che questa prestazione è secondaria rispetto al mio reddito principale, e che la collaborazione è meramente occasionale, devo rilasciare ricevuta con ritenuta d’acconto pari al 20% oppure se sono esente dalla ritenuta d’acconto.
Attendendo Vs. cortese riscontro, Le porgo i più distinti saluti.
Risposta
Il quesito non indica quale sia la sua occupazione. Ritengo comunque che la sua attività principale sia svolta in forma di dipendente.
Purtroppo la normativa vigente non indica dei parametri certi per discriminare tra prestazione occasionale ed attività abituale di lavoro autonomo. La soglia dei 5.000 euro alla quale lei fa riferimento serve (unitamente alla durata inferiore ai 30 giorni) ad identificare le collaborazioni occasionali (nelle quali il prestatore stabilisce una connessione organica con il committente) e non le prestazioni occasionali.
Se comunque, come appare dal tenore del quesito, la prestazione resa è veramente occasionale, il compenso sarà assoggettato a ritenuta d’acconto del 20%, salvo il caso di prestazione effettuata nei confronti di committente privato (non avente partita IVA).
Il reddito percepito dovrà essere indicato nel quadro RL del Modello Unico.
A disposizione per ulteriori puntualizzazioni, porgo distinti saluti.
Paolo Dalle Carbonare

Prestazioni occasionali

Quesito
Buongiorno egregio Dottore,
Volevo chiederLe un’informazione.
Ho svolto una prestazione occasionale da libero professionista (sono iscritto all’ordine degli Ingegneri di Xxxxxx) per un importo poco inferiore a 5000 euro.
Volevo sapere se, dato il fatto che questa prestazione è secondaria rispetto al mio reddito principale, e che la collaborazione è meramente occasionale, devo rilasciare ricevuta con ritenuta d’acconto pari al 20% oppure se sono esente dalla ritenuta d’acconto.
Attendendo Vs. cortese riscontro, Le porgo i più distinti saluti.

 

Risposta
Il quesito non indica quale sia la sua occupazione. Ritengo comunque che la sua attività principale sia svolta in forma di dipendente.
Purtroppo la normativa vigente non indica dei parametri certi per discriminare tra prestazione occasionale ed attività abituale di lavoro autonomo. La soglia dei 5.000 euro alla quale lei fa riferimento serve (unitamente alla durata inferiore ai 30 giorni) ad identificare le collaborazioni occasionali (nelle quali il prestatore stabilisce una connessione organica con il committente) e non le prestazioni occasionali.
Se comunque, come appare dal tenore del quesito, la prestazione resa è veramente occasionale, il compenso sarà assoggettato a ritenuta d’acconto del 20%, salvo il caso di prestazione effettuata nei confronti di committente privato (non avente partita IVA).
Il reddito percepito dovrà essere indicato nel quadro RL del Modello Unico.
A disposizione per ulteriori puntualizzazioni, porgo distinti saluti.
Paolo Dalle Carbonare

Dalle Carbonare, P., Il rendiconto sul valore della professione, 2008

L’obiettivo del metodo di rendicontazione di cui si parla in “Il rendiconto sul valore della professione (Il bilancio sociale per gli ordini professionali)” è quello di riannodare il filo della comunicazione tra l’Ordine professionale ed i suoi iscritti. Ma non solo, tra l’Ordine professionale e tutti i suoi interlocutori. I quali non possono non essere interessati a conoscere quali sono gli obiettivi che il Consiglio si prefigge per rafforzare il ruolo della categoria professionale sul territorio, quali sono le strategie ed i risultati, la  distribuzione delle risorse e dell’impegno. Ai soli numeri del bilancio finanziario si affiancano, con l’adozione del rendiconto, anche elementi qualitativi. Ho voluto chiamarlo “rendiconto sul valore della professione”: il motivo spero sarà chiaro al termine della lettura.. Per il Consiglio dell’Ordine, il rendiconto sul valore della professione rappresenta un importantissimo strumento di controllo strategico, oltre che un modo per incrementare il livello di partecipazione dei suoi interlocutori ed un incomparabile strumento per comunicare il ruolo della professione alla comunità di riferimento. A patto, tuttavia, di non farsi ammaliare dalla tentazione, sempre presente, di fare del rendiconto sul valore della professione un puro atto cosmetico autoreferenziale. L’adozione del sistema di rendiconto sul valore della professione presuppone l’accettazione del rischio di rendere pubblici anche risultati negativi od obiettivi non perfettamente raggiunti. I destinatari del presente scritto sono i presidenti ed i rappresentanti degli Ordini professionali locali, con l’obiettivo primario di sensibilizzarli sull’importanza strategica dell’adozione del sistema di rendicontazione. La modalità è quella di fornire un manuale facilmente consultabile per chi voglia accostarsi ad un nuovo sistema di accountability. La destinazione ad un lettore non esperto di tecnica contabile ha comportato il sacrificio della parte teorica del sistema di rendicontazione, a tutto favore della facilità di lettura e della chiarezza dei contenuti. La seconda parte del manuale fornisce indicazioni per la formazione del rendiconto sulla valorizzazione della professione. La traccia fornita ha, ovviamente, valenza di puro  suggerimento, e dovrà essere adattata alle singole realtà ed esigenze informative.

Il bilancio sul valore della professione

Collaborazioni occasionali

Treviso, 25 novembre 2005
OGGETTO: quesito qualificazione collaborazioni occasionali
Il Vostro iscritto desidera sapere se un ingegnere, chiamato a svolgere dei
corsi, possa qualificare il suo reddito quale prestazione occasionale e se, ai fini del
superamento dei limiti previsti dalla legge Biagi per la qualificazione di
collaborazione occasionale (compenso inferiore ad € 5.000, durata fino a 30 giorni)
debbano intendersi i giorni intercorrenti tra l’inizio e la fine del corso ovvero il
numero di giornate di insegnamento effettivamente prestate.
Ritengo importante riepilogare i lineamenti essenziali delle prestazioni
occasionali nel nostro ordinamento. Occorre anzitutto distinguere le prestazioni
meramente occasionali dalle prestazioni occasionali coordinate.
1. Prestazioni meramente occasionali (Art. 2222 e ss. C. C.): si tratta di una
prestazione a carattere singolare, episodico, realizzata in assenza di continuità e
coordinamento con la struttura del committente. Il lavoratore svolge in piena
autonomia la prestazione.
2. Prestazioni occasionali coordinate (Art. 61, c. 2, D.Lgs 276/03): è un
particolare tipo di “collaborazioni coordinate e continuative a progetto”,
caratterizzate da un limite temporale (durata non superiore a 30 giorni) e di
compenso (non superiore a € 5.000). Sono anche caratterizzate dalla
coordinazione con il committente e l’inserimento funzionale nell’organizzazione.
Fatta questa opportuna precisazione ritengo che, per rispondere nel merito
alle domande del Vostro iscritto, sia anzitutto importante definire in quale fattispecie
ci si trovi. Ritengo che la collaborazione descritta dal vostro iscritto sia da inquadrare
tra le prestazioni occasionali coordinate, non trattandosi di prestazione a carattere
singolare ed episodico, né tantomeno svolta senza organizzazione del committente.
Inquadrata come sopra la fattispecie si ritiene, quanto alla prima domanda
dell’iscritto, che sia possibile inquadrare i compensi percepiti dall’iscritto quali
compensi per prestazioni occasionali coordinate, a patto che lo stesso già non svolga
professionalmente (con partita IVA) la professione di ingegnere, nel qual caso
sarebbe necessaria l’emissione di fattura e l’assoggettamento del compenso alla
disciplina dei redditi di lavoro autonomo.
Più complessa la risposta alla seconda domanda, volta a conoscere la corretta
interpretazione da dare alla “durata non superiore a 30 giorni” prevista dalla norma.
L’iscritto chiede se si debba far riferimento ai giorni di insegnamento effettivi o ai
giorni intercorrenti fra l’inizio e la fine del corso. In mancanza di interpretazione
autentica da parte dell’INPS, la dottrina si è pronunciata sia in un senso che
nell’altro. A mio modesto avviso si tratta di indagare la natura del rapporto di
prestazione occasionale coordinata, che appare una sottospecie delle collaborazioni a
progetto, qualificata da uno svolgimento in un lasso di tempo inferiore. Per questo
motivo a mio parere il numero di giorni da conteggiare è quello intercorrente tra
l’inizio e la fine del corso. Diversamente si correrebbe il rischio di qualificare come
“occasionale” un rapporto che preveda un impiego del lavoratore per due giorni al
mese per dodici mesi l’anno. Tale ultima fattispecie andrebbe, ovviamente,
inquadrata tra le collaborazioni a progetto.
Resto a disposizione per le ulteriori informazioni del caso e, con l’occasione,
porgo cordiali saluti.

Inarcassa e concordato preventivo

Treviso, 12 novembre 2004
OGGETTO: quesito in materia contributi Inarcassa e concordato preventivo.

L’architetto Vi chiede un parere in merito alla facoltà di non
assoggettare ai contributi INARCASSA i redditi eccedenti il minimo previsto a
seguito di presentazione del concordato per gli anni 2003 e 2004.
La risposta è negativa, in quanto il regolamento INARCASSA non prevede
questa facoltà, e pertanto l’architetto o l’ingegnere dovrà dichiarare all’Ente
contributivo il reddito professionale effettivamente conseguito, desunto dal Modello
E del Modello Unico. Non si pone, pertanto, il problema della rettifica del reddito
dichiarato ad Inarcassa.
Resto a disposizione per le ulteriori informazione che dovessero necessitarVi
in materia e, con l’occasione, porgo cordiali saluti.
Paolo Dalle Carbonare

Prestazioni occasionali

Treviso, 5 luglio 2003
OGGETTO: quesito su prestazioni occasionali.
Faccio seguito alla richiesta del Vostro iscritto che richiede un parere in
merito alla possibilità di effettuare una perizia su di un immobile pur non
essendo in possesso di partita IVA.
L’articolo 5 del D.P.R. 633/72, in materia di esercizio di arti e
professioni, stabilisce che è soggetto al tributo IVA (…) l’esercizio per
professione abituale, ancorchè non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro
autonomo (…). L’elemento decisivo per definire l’obbligatorietà di apertura di
una partita IVA è pertanto l’abitualità della professione (e non, nota bene,
l’esclusività), criterio spesso di complessa individuazione. La qualificazione
del reddito deve, pertanto, essere fatta caso per caso e non può essere
determinata a priori.
Autorevole dottrina ha affermato che per abitualità si intende una (…)
attività stabile, duratura, svolta sistematicamente, anche se non in modo
permanente e senza interruzione (…). Sono inoltre da tenere in considerazione
alcune importanti pronunce della Corte di Cassazione, nelle quali si sostiene
che la qualifica di professionisti abituali in campo fiscale può determinarsi
anche dall’esistenza di un solo affare, in considerazione delle molteplici e
sistematiche operazioni che la sua realizzazione comporta.
Per quanto sopra esposto ritengo che la stesura di una singola perizia
non faccia scattare l’obbligo di apertura di una partita IVA, potendosi ravvisare
nell’attività da svolgere il requisito dell’occasionalità. Il Vostro iscritto potrà
pertanto qualificare il compenso percepito fra quelli di lavoro autonomo svolti
occasionalmente, assoggettandolo a ritenuta d’acconto nella misura del 20% e
dichiarandolo nel quadro L del Modello Unico dell’anno di riferimento.
Resto a disposizione per le ulteriori informazioni che dovessero
necessitare in materia e, con l’occasione, porgo cordiali saluti.
Paolo Dalle Carbonare

Prestazione occasionale

Treviso, 5 luglio 2003
OGGETTO: quesito su prestazioni occasionali.
Faccio seguito alla richiesta del Vostro iscritto che richiede un parere in
merito alla possibilità di effettuare una perizia su di un immobile pur non
essendo in possesso di partita IVA.
L’articolo 5 del D.P.R. 633/72, in materia di esercizio di arti e
professioni, stabilisce che è soggetto al tributo IVA (…) l’esercizio per
professione abituale, ancorchè non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro
autonomo (…). L’elemento decisivo per definire l’obbligatorietà di apertura di
una partita IVA è pertanto l’abitualità della professione (e non, nota bene,
l’esclusività), criterio spesso di complessa individuazione. La qualificazione
del reddito deve, pertanto, essere fatta caso per caso e non può essere
determinata a priori.
Autorevole dottrina ha affermato che per abitualità si intende una (…)
attività stabile, duratura, svolta sistematicamente, anche se non in modo
permanente e senza interruzione (…). Sono inoltre da tenere in considerazione
alcune importanti pronunce della Corte di Cassazione, nelle quali si sostiene
che la qualifica di professionisti abituali in campo fiscale può determinarsi
anche dall’esistenza di un solo affare, in considerazione delle molteplici e
sistematiche operazioni che la sua realizzazione comporta.
Per quanto sopra esposto ritengo che la stesura di una singola perizia
non faccia scattare l’obbligo di apertura di una partita IVA, potendosi ravvisare
nell’attività da svolgere il requisito dell’occasionalità. Il Vostro iscritto potrà
pertanto qualificare il compenso percepito fra quelli di lavoro autonomo svolti
occasionalmente, assoggettandolo a ritenuta d’acconto nella misura del 20% e
dichiarandolo nel quadro L del Modello Unico dell’anno di riferimento.
Resto a disposizione per le ulteriori informazioni che dovessero
necessitare in materia e, con l’occasione, porgo cordiali saluti.
Paolo Dalle Carbonare