Agevolazioni ristrutturazione immobili vincolati

Treviso, 2 aprile 2004

Oggetto: agevolazioni per la ristrutturazione di immobili vincolati.
Per quanto riguarda la Sua richiesta specifica devo sottolineare che la
ristrutturazione dei beni immobili vincolati è oggetto di una duplice
agevolazioni. La prima, prevista dalla lettera g) dell’art. 13-bis del Dpr 917/86
(Testo Unico imposte sui redditi), prevede:
Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19% dei seguenti oneri (…)
g) le spese sostenute dai soggetti obbligati alla manutenzione, protezione o
restauro delle cose vincolate ai sensi della legge 1° giugno 1939, n. 1089, e del
decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409, nella
misura effettivamente rimasta a carico. La necessità delle spese, quando non
siano obbligatorie per legge, deve risultare da apposita certificazione rilasciata
dalla competente soprindentenza del Ministero per i beni culturali e ambientali,
previo accertamento della loro congruità effettuato d’intesa con il competente
Ufficio del territorio del Ministero delle finanze. La detrazione non spetta in
caso di mutamento di destinazione dei beni senza la preventiva autorizzazione
dell’Amministrazione per i beni culturali e ambientali, di mancato assolvimento
degli obblighi di legge per consentire l’esercizio del diritto di prelazione dello
Stato sui beni immobili e mobili vincolati e di tentata esportazione non
autorizzata di questi ultimi. L’Amministrazione per i beni culturali ed ambientali
dà immediata comunicazione al competente ufficio delle Entrate del Ministero
delle finanze delle violazioni che comportano la perdita del diritto alla
detrazione; dalla data di ricevimento della comunicazione inizia a decorrere il
termine per la rettifica della dichiarazione dei redditi.
La seconda agevolazione, che ci è oggi più familiare, è quella del 36%
prevista in caso di manutenzione straordinaria, restauro conservativo o
ristrutturazione edilizia di tutti i fabbricati, che segue le regole generali.
L’articolo 1, comma 1, della legge n. 449/1997, ha stabilito la
cumulabilità con altre agevolazioni già previste per gli immobili sottoposti a
vincolo, ridotte, però, al 50 per cento. In pratica, così come precisato dalla
circolare n. 54 del 1998 e successive, per gli interventi di ristrutturazione
eseguiti su immobili storici e artistici di cui alla legge n.1089 del 1° giugno
1939, il contribuente può usufruire sia della detrazione del 36 per cento prevista
dalla legge n. 449/1997 e successive modificazioni sia della detrazione del 19
per cento prevista dall’articolo13-bis del Tuir, ridotta però al 50 per cento.
Spero di aver soddisfatto la sua richiesta di informazioni. Resto
comunque a disposizione per gli ulteriori chiarimenti che dovessero
necessitarLe.
Cordiali saluti.
Paolo Dalle Carbonare

Convegno su accertamento da studi di settore

Convegno Studi di settore p

Il rapporto tra fisco e contribuente è molto cambiato negli ultimi anni.
Ed in particolare è cambiato il rapporto tra le varie forme previste dal
fisco per effettuare i controlli sui contribuenti. Il legislatore della
grande riforma tributaria del 1972/73, introducendo l’obbligo quasi
generalizzato di tenuta delle scritture contabili aveva sicuramente
pensato ad un sistema di controllo analitico, basato esclusivamente
sul controllo della contabilità ufficiale del contribuente mediante
accessi, ispezioni e verifiche effettuati dall’organo accertatore.
Il proliferare della normativa fiscale, l’estensione degli obblighi
contabili ad un numero elevatissimo di contribuenti ha definitivamente
condotto il legislatore a prendere atto della impraticabilità di un
generalizzato ricorso a forme di accertamento analitico e ad
intervenire con provvedimenti volti alla determinazione presuntiva o
automatica dei redditi, specie nei confronti di imprese minori e
lavoratori autonomi. Tale processo iniziò già dal 1984 con la famosa
e contestatissima legge “Visentini ter” che prevedeva la possibilità per
gli uffici dell’amministrazione finanziaria di ricostruire il reddito delle
singole attività in base a “coefficienti presuntivi di reddito” basati sulle
caratteristiche principali dell’attività. L’esperimento fallì soprattutto
perché i metodi di costruzione di detti indici erano troppo opinabili e
pertanto facilmente contestabili dal contribuente.
La tendenza era comunque di passare a strumenti di determinazione
induttiva dei redditi: siamo transitati attraverso i “coefficienti presuntivi
di compensi e ricavi”, i “coefficienti di congruità”, la “minimum tax”, i
parametri, per giungere all’attuale strumento di determinazione
automatica del reddito rappresentata dagli Studi di settore, che
rappresenta la fase attuale di un processo di progressivo
ridimensionamento del valore probatorio delle scritture contabili a
beneficio di metodi di accertamento basati su strumenti “automatici”.
Questo non significa ovviamente l’abolizione dei sistemi di
accertamento analitico che assumono tuttavia nel nostro sistema
fiscale attuale un carattere molto selettivo, con l’obiettivo di
dissuadere dall’evasione, facendola apparire rischiosa e poco
conveniente, viste le possibilità di essere scoperti: i controlli non
servono tanto a produrre gettito immediato, ma a indurre i
contribuenti all’adempimento volontario. Statisticamente è stato
constatato che basta un numero anche modesto di controlli per
indurre i contribuenti all’autotassazione, ma è stato parimenti
verificato che tale effetto è fortemente vanificato dai “condoni fiscali”,
specie quelli come previsti dall’attuale normativa commisurate alle
imposte dichiarate, che si risolvono in un vero e proprio premio a chi
ha evaso di più.