La nullità dell’atto non può essere rilevata d’ufficio

La nullità degli atti tributari non può essere rilevata dal giudice poiché occorre una specifica eccezione sollevata sin dal ricorso introduttivo proposto tempestivamente.

A sancire l’importante principio è stata la Suprema Corte, con sentenza 18 settembre 2015, n. 18448. La decisione potrebbe assumere rilievo nei casi di provvedimenti sottoscritti dai dirigenti decaduti dell’Agenzia delle Entrate: in questi casi, applicando il principio di diritto stabilito dalla Cassazione, la questione non potrebbe essere rilevata dal giudice in assenza di specifica eccezione effettuata con il ricorso da parte del contribuente.

L’appello deve svolgersi tra tutte le parti del primo grado: integrazione del contraddittorio

La notifica fatta solo ad alcuni dei liticonsorti e non a tutti non determina l’inammissibilità dell’atto ma comporta solo l’ordine del giudice di integrare il contraddittorio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 17497 del 2 settembre 2015.

La Suprema corte ha ricordato che in presenza di più parti nel primo grado di giudizio, le stesse devono partecipare anche in secondo grado, al fine di evitare possibili contrasti di giudicati.

Cassazione 2 settembre 2015, n. 17497

Impugnabile l’atto di annullamento parziale

Con sentenza 8 luglio 2015, n. 14243, la Corte di Cassazione ha stabilito che è impugnabile l’annullamento parziale, adottato in autotutela dall’Agenzia delle Entrate, di un provvedimento impositivo già divenuto definitivo.

Si tratta, secondo la Suprema Corte, di un atto contenente la manifestazione di una compiuta e definitiva pretesa tributaria, rispetto alla quale, pur se riduttivo dell’originaria pretesa, non può privarsi il contribuente della possibilità di difesa.

 

La Cassazione ribadisce l’impugnabilità dell’avviso bonario

La Corte di Cassazione, con ordinanza del 28 luglio 2015, n. 15957, ha ribadito l’impugnabilità dell’avviso bonario derivante dal controllo formale.

Con la decisione la Suprema Corte ricorda che in tema di contenzioso tributario, sono qualificabili come avvisi di accertamento o di liquidazione, tutti gli atti con cui l’amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, ancorchè tale comunicazione non si concluda con una formale intimazione di pagamento alla quale può conseguire l’attività esecutiva. Irrilevante, in tal senso,  l’assenza dell’indicazione «avviso di liquidazione» o «avviso di pagamento».

E’ stato inoltre precisato che l’elencazione degli atti impugnabili contenuta nell’articolo 19 del Dlgs 546/92, se da un lato ha natura tassativa, dall’altro non preclude la facoltà di impugnare anche provvedimenti nei quali l’amministrazione porti a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria, esplicitandone le ragioni fattuali e giuridiche.

 Corte di Cassazione, Ordinanza 28 luglio 2015, n. 15957

Il verbale di mancato accordo sull’accertamento con adesione non sospende la proroga dei termini d’impugnazione

La sospensione di 90 giorni dei termini di impugnazione previsti a seguito della presentazione di domanda di accertamento con adesione spetta anche se medio tempore le parti hanno sottoscritto un verbale di mancato accordo.

Secondo i giudici della Corte di Cassazione (sentenza 13247/2015), il verbale di mancato accordo non è assimilabile alla rinuncia all’istanza di accertamento con adesione, unica fattispecie che può interrompere il decorso dei novanta giorni per ricorrere.

Tesi di laurea: “Indagini finanziarie e onere della prova”

 

Indagini finanziarie e onere della prova

L’appello va celebrato con le stesse parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado

L’appello ad una sentenza conseguente un ricorso proposto contro l’Agenzia delle Entrate per il merito della pretesa e contro Equitalia per vizi propri della cartella va proposto contro tutte le parti convenute in primo grado.

La sentenza pronunciata in assenza di una delle parti è nulla per violazione del contraddittorio: così ha deciso la Corte di Cassazione con sentenza 10906/2015.

La Cassazione ribadisce il “doppio binario” tra giustizia penale e tributaria

La sentenza di proscioglimento emessa dal giudice in ambito penale non è, di per sé, idonea a determinare l’accoglimento del ricorso tributario. Il giudice tributario dovrà invece effettuare un’autonoma valutazione dei fatti di causa e motivare il suo convincimento.

E’ quanto deciso dalla Corte di Cassazione con sentenza 27 marzo 2015, n. 6211, con la quale è stato ribadito il principio generale di reciproca autonomia fra il processo penale e il processo tributario (teoria doppio binario).

Valida l’impugnazione della cartella notificata solo ad Equitalia

È valido il ricorso notificato solo ad Equitalia nel caso in cui venga impugnata una cartella di pagamento a seguito di controllo automatizzato «36 bis». Sarà, poi, onere del concessionario chiamare in causa l’ente creditore se non vuole rispondere dell’esito sfavorevole del giudizio in quanto il giudice in questo caso non deve ordinare l’integrazione del contraddittorio.

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La Commissione Tributaria può sospendere l’ipoteca iscritta sulla prima casa del contribuente

Il giudice tributario può sospendere l’ipoteca iscritta sulla prima casa del contribuente moroso.

E’ quanto stabilito dalla Commissione Tributaria di Reggio Emilia con ordinanza 73/3/2015.

La Ctp ha rilevato che l’articolo 77 del Dpr 602/1973 consente all’agente della riscossione di iscrivere ipoteca solo per assicurare la tutela del credito da riscuotere, purché l’importo complessivo per cui procede non sia inferiore complessivamente a 20mila euro.

Per l’articolo 76 dello stesso decreto, non può tuttavia dar corso all’espropriazione, se l’unico immobile del debitore è adibito a uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente: il giudice emiliano ha evidenziato che, trattandosi dell’unica abitazione del ricorrente, la condotta di Equitalia poteva cagionare un danno grave e irreparabile. Pertanto gli effetti dell’atto dovevano essere immediatamente sospesi e la Ctp ha inibito l’agente della riscossione di dar corso alla procedura espropriativa indicata nell’atto impugnato.

CTP Reggio Emilia, ordinanza 73.3.2015