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Nullo l’avviso di accertamento con delega di firma “in bianco”

La Commissione Tributaria Regionale della Campania ha sentenziato la nullità di un avviso di accertamento firmato da funzionario munito di delega troppo generica. Secondo la Commissione sarebbe illegittima la delega rilasciata “in bianco”, cioé senza l’indicazione nominativa del soggetto che può sottoscrivere gli atti e priva di una benché minima motivazione. La CTR campana ha precisato che, in forza dell’articolo 42 del Dpr 600/73, è illegittimo l’avviso di accertamento sottoscritto da un funzionario non delegato nominativamente, anche alla luce di quanto ribadito più volte dalla Corte suprema, secondo cui è nulla la delega di firma in bianco poiché non consente al contribuente di verificare agevolmente la legittimità dei poteri. Secondo tale orientamento di legittimità, infatti, la delega è nulla quando fatta a un soggetto “incerto”, dal momento che i capi uffici o i capi team potrebbero cambiare nel tempo e non essere gli stessi al momento della sottoscrizione del provvedimento.

LA SENTENZA PER ESTESO:

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Accertamento “a tavolino”: secondo la Corte di Cassazione non necessita il contraddittorio preventivo

La Corte di Cassazione ritorna sulla questione del contraddittorio preventivo per le verifiche “a tavolino”, ovvero effettuate presso la sede dell’Agenzia delle Entrate. Lo fa ribadendo l’inesistenza dell’obbligo per l’accertamento da “vecchio” redditometro.

La Suprema Corte motiva la decisione con l’assenza di una norma che preveda tale obbligo, richiamando la pronuncia a Sezioni Unite (sentenza n. 24823/2015) con la quale è stato affermato che non esiste nel nostro ordinamento un diritto generalizzato al contraddittorio preventivo, salvo non sia espressamente previsto per legge ovvero sia stato eseguito un accesso presso la sede del contribuente. Si tratterebbe, secondo le Sezioni Unite, di un principio di derivazione comunitaria e pertanto applicabile solo ai tributi “armonizzati”.

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fonte: Il Sole 24 Ore

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Il Pvc va notificato a tutti i soci di società di persone

Le risultanze della verifica fiscale nei confronti di una società di persone, per poter essere usate per la formazione degli accertamenti nei confronti dei soci, devono essere portate a loro conoscenza con la preventiva notifica del Pvc perché lo Statuto del contribuente – anche se non ha rango superiore alla legge ordinaria – esprime principi immanenti dell’ordinamento. La mancata osservanza del termine dilatorio di 60 giorni previsto per le memorie difensive comporta poi l’invalidità del procedimento. Infine, non può esserci alcuna sanatoria se il Pvc viene allegato al solo accertamento del socio.

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fonte: Il Sole 24 Ore

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Disconoscimento della detrazione sulle ristrutturazioni possibile solo nell’anno di sostenimento

La contestazione della legittimità della detrazione sulle ristrutturazioni deve avvenire con riferimento al periodo di imposta in cui i costi sono stati sostenuti. Il disconoscimento dei benefici, infatti, deve avvenire con riferimento ai presupposti che hanno determinato il diritto alla detrazione e ciò anche quando la stessa viene frazionata in più anni.

Lo ha stabilito la CTP di Reggio Emilia con sentenza depositata il 15 maggio 2017, n. 128 (presidente e relatore Montanari), che ha stabilito che, in mancanza di un accertamento nell’anno di sostenimento delle spese è legittima la detrazione dei decimi negli esercizi successivi, essendo precluso un accertamento effettuato sugli anni successivi

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fonte: Il Sole 24 Ore, 23 maggio 2017

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Al Fisco un anno in più per gli accertamenti, eliminato il raddoppio dei termini in caso di violazioni penali

A decorrere dal periodo di imposta 2016 (Unico 2017), l’Agenzia delle Entrate potrà notificare gli accertamenti entro il 31 dicembre del quinto anno (oggi è il quarto) successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero se omessa o nulla entro il 31 dicembre del settimo anno (oggi è il quindo) successivo a quello in cui si sarebbe dovuta presentare.

Con la medesima decorrenza non sarà più in vigore la norma che prevede il raddoppio dei termini per l’accertamento nei casi di violazioni che comportano l’obbligo di denuncia per uno dei reati tributari previsti dal Decreto Legislativo n. 74/2000.

 

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Lo svolgimento di attività da parte di una società estinta non può essere desunto dall’operatività negli anni precedenti

L’Agenzia sostiene che la società sia stata operativa nell’anno 2008 basando la propria affermazione sul rinvenimento di documenti contabili relativi alle annualità 2006,2007,2009: la circostanza non consente di affermare che anche nel corso del 2008 la società sia stata operativa

CTR Venezia, sentenza 6 luglio 2015, n. 1195

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Dopo l’accesso è obbligatorio il verbale di chiusura delle operazioni

Dopo aver effettuato l’accesso, i verificatori devono obbligatoriamente emettere il verbale di chiusura delle operazioni di verifica e l’invito al contraddittorio, ritenuti presupposti essenziali per assicurare la partecipazione del contribuente al procedimento di accertamento.

Lo ha affermato la Suprema corte con sentenza 17 aprile 2015, n. 7843, riformando la decisione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia che aveva ritenuto che il rilascio del verbale di chiusura delle operazioni fosse necessario unicamente in presenza di verifica fiscale.

La Corte di Cassazione ha affermato che le norme in tema di accessi prevedono che «di ogni accesso deve essere redatto processo verbale da cui risultino le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al contribuente o a chi lo rappresenta e le risposte ricevute», e che lo Statuto dei diritti del contribuente  impone che dopo il rilascio del verbale di chiusura devono decorrere almeno 60 giorni prima dell’emissione dell’accertamento.

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La motivazione dell’avviso di accertamento deve tener conto delle eccezioni del contribuente

La Corte di Cassazione ha ribadito l’illegittimità degli avvisi di accertamento basati su parametri o studi di settore, quando l’Ente impositore non  tiene conto delle eccezioni sollevate dal contribuente in fase di contraddittorio endoprocedimentale.

La Corte ha giustificato la propria posizione riaffermando che i metodi accertativi standardizzati rappresentano presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza deve essere provata.

Ancora una volta, quindi, è stata ribadita la centralità del contraddittorio tra le parti da effettuarsi prima dell’atto di accertamento.

Cassazione, sentenza 11.03.2014, n. 6971

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Nullo l’accertamento nei confronti della società estinta

E’ nullo poiché emesso nei confronti di un soggetto giuridicamente inesistente l’avviso di accertamento effettuato nei confronti della società estinta. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Siracusa nella sentenza 111/1/2015.

La decisione del giudice siciliano assume particolare importanza alla luce delle novità normative che hanno introdotto la possibilità di effettuare accertamenti nei confronti delle società estinte entro 5 anni dalla cancellazione.

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L’emissione di fatture intestate alla società estinta va contestata all’autore della violazione

Nel caso di emissione di fatture con intestazione alla società estinta è nullo l’avviso di accertamento inviato alla società o al socio quale prosecutore di una società oggetto di trasformazione involutiva. L’avviso di accertamento va intestato all’effettivo autore della violazione.

Sentenza CTR Venezia 13.02.2015, n. 376/30/15