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Professionisti: stop allo split payment dal 14 luglio

Una delle più rilevanti novità previste dal DL 12 luglio 2018, n. 87 (c.d. “Decreto Dignità”) prevede la cessazione dell’obbligo di emissione della fattura con il meccanismo dello “split payment” da parte dei professionisti.

 Fino a venerdì 13 luglio i professionisti che emettevano fatture nei confronti delle pubbliche amministrazioni e delle loro controllate, avevano l’obbligo di applicazione del meccanismo dello split payment, che prevedeva il versamento del tributo Iva da parte dell’amministrazione destinataria della fattura anziché da parte dell’emittente la stessa.

Da sabato 14 luglio lo split payment non si applica più ai compensi assoggettati a ritenuta d’acconto o d’imposta, vale a dire la generalità dei professionisti.

Ciò comporta rilevanti cambiamenti:

- il professionista emette la fattura e sulla stessa non deve più indicare la dizione “scissione dei pagamenti”;

- il cliente che riceve la fattura, al momento del pagamento, deve trattenere la ritenuta mentre deve versare al professionista l’Iva relativa e, se ammesso, può portarla in detrazione;

- il professionista a fronte dell’emissione della fattura per la quale gli nasce un debito Iva, deve liquidare l’imposta e versarla all’erario.

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Addio alla scheda carburante da luglio 2018

Dal primo luglio 2018 addio alla scheda carburante per i soggetti titolari di partita Iva relativamente ai mezzi aziendali, sia per quelli esclusivamente strumentali, sia per quelli a deducibilità ridotta.

Da questa data le spese di carburante per autotrazione saranno, infatti, deducibili solo se sostenute mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate.

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Compensazione dei debiti fiscali con i crediti spettanti agli avvocati del patrocinio a spese dello Stato

Compensazione dei debiti fiscali con i crediti per spese, diritti e onorari spettanti agli avvocati del patrocinio a spese dello Stato

(Circolare 3 ottobre 2016 – D.m. 15 luglio 2016)

 Oggetto: D.M. 15 luglio 2016 – Compensazione dei debiti fiscali con i crediti per spese, diritti e onorari spettanti agli avvocati del patrocinio a spese dello Stato.

In cosa consiste: possibilità di  “compensare detti crediti con quanto da essi dovuto per ogni imposta e tassa, compresa l’imposta sul valore aggiunto (IVA), nonché procedere al pagamento dei contributi previdenziali per i dipendenti mediante cessione, anche parziale, dei crediti stessi”.

Quali crediti: i crediti da portare in compensazione “devono essere liquidati dall’autorità giudiziaria con decreto di pagamento a norma dell’art. 82 del testo unico” (non oggetto di opposizione), e “non devono risultare pagati, neanche parzialmente”.

Modalità di fatturazione: deve essere stata emessa “fattura elettronica … ovvero fattura cartacea registrata sulla piattaforma elettronica di certificazione” dei crediti (PCC), attraverso la quale “il creditore deve esercitare l’opzione di utilizzare il credito in compensazione” (per l’intero importo della fattura) e autocertificare, sotto la propria responsabilità, “la sussistenza dei requisiti di cui ai commi 2 e 3”. L’opzione può essere esercitata dal 1° marzo al 30 aprile di ciascun anno”. Per esercitare l’opzione di compensazione, l’avvocato deve essere registrato nella piattaforma quale “libero professionista”

Crediti ammessi alla procedura di compensazione: avviene attraverso la citata piattaforma elettronica di certificazione, che:

  1.  seleziona, “fino a concorrenza delle risorse annualmente stanziate”, le fatture per le quali è stata esercitata l’opzione e resa la dichiarazione per l’ammissione alla procedura di compensazione (ferma restando la possibilità per l’avvocato, in caso di esclusione, di esercitare l’opzione e rendere la dichiarazione di cui all’art. 3, comma 5, negli anni successivi);
  2. comunica ai creditori, per ciascuna fattura, l’ammissione alla procedura di compensazione attraverso la piattaforma;
  3. trasmette all’Agenzia delle entrate, entro cinque giorni dalla scadenza del termine per l’esercizio dell’opzione, “l’elenco dei crediti ammessi alla procedura di compensazione, con il codice fiscale del relativo creditore e l’importo utilizzabile in compensazione”.
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Disconoscimento della detrazione sulle ristrutturazioni possibile solo nell’anno di sostenimento

La contestazione della legittimità della detrazione sulle ristrutturazioni deve avvenire con riferimento al periodo di imposta in cui i costi sono stati sostenuti. Il disconoscimento dei benefici, infatti, deve avvenire con riferimento ai presupposti che hanno determinato il diritto alla detrazione e ciò anche quando la stessa viene frazionata in più anni.

Lo ha stabilito la CTP di Reggio Emilia con sentenza depositata il 15 maggio 2017, n. 128 (presidente e relatore Montanari), che ha stabilito che, in mancanza di un accertamento nell’anno di sostenimento delle spese è legittima la detrazione dei decimi negli esercizi successivi, essendo precluso un accertamento effettuato sugli anni successivi

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fonte: Il Sole 24 Ore, 23 maggio 2017

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Integralmente deducibili le spese riaddebitate al cliente dal professionista

Ponendo rimedio ad una situazione che comportava evidenti distorsioni nella formazione del reddito, il “decreto autonomi” ha previsto l’integrale deducibilità dei costi sostenuti dal professionista e riaddebitati al proprio cliente. Prima dell’auspicata riforma, in vigore dal 2017, le spese riaddebitate costituivano un compenso integralmente imponibile per il professionista, che in alcuni casi subiva una forte limitazione alla deducibilità degli stessi (le spese di ristorazione, ad esempio, potevano essere dedotte nella misura del 75% con il limite del 2% del fatturato).

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Deducibili al 100% le spese di formazione dei professionisti

Con l’approvazione del c.d. “decreto autonomi” l’ordinamento prende finalmente atto dell’inerenza dei costi di formazione nell’attività professionale. La nuova formulazione dell’articolo 54 del Tuir prevede che, a partire dal 2017, “sono integralmente deducibili, entro il limite annuo di 10.000 euro, le spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale nonché le spese di iscrizione a convegni e congressi. Sono integralmente deducibili, entro il limite annuo di 5.000 euro, le spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’autoimprenditorialità, mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle condizioni del mercato del lavoro, erogati dagli organismi accreditati ai sensi della disciplina vigente. Sono altresì integralmente deducibili gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà».

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Ravvedimento per gli F24 a zero (Risoluzione 36/2017)

In caso di tardiva presentazione di un modello F24 con saldo a zero, il contribuente può accedere al ravvedimento operoso e la conseguente riduzione delle sanzioni.

La sanzione da pagare per l’omessa o tardiva presentazione del modello F24 a saldo zero è determinata in maniera diversa a seconda dell’arco temporale in cui la violazione viene sanata.

La risoluzione 36/2017 propone la scaletta dei versamenti, variabile a seconda del ritardo nella presentazione.

Risoluzione 36 del 20 marzo 2017

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La rivalutazione dei beni d’impresa nel 2017

È stata confermata la possibilità di effettuare la rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni riservata alle società di capitali ed enti commerciali che nella redazione del bilancio non adottano i Principi contabili internazionali.
La rivalutazione va effettuata nel bilancio 2016 e deve riguardare tutti i beni risultanti dal bilancio al 31.12.2015 appartenenti alla stessa categoria omogenea. Il saldo attivo di rivalutazione va imputato al capitale o in un’apposita riserva che ai fini fiscali è considerata in sospensione d’imposta.
È possibile affrancare, anche parzialmente, tale riserva mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva IRES / IRAP pari al 10%.
Il maggior valore dei beni è riconosciuto ai fini fiscali (redditi e IRAP) a partire dal terzo esercizio successivo a quello della rivalutazione (in generale, dal 2019) tramite il versamento di un’imposta sostitutiva pari al 16% per i beni ammortizzabili e 12% per i beni non ammortizzabili.
Le imposte sostitutive dovute per il riconoscimento della rivalutazione e per l’eventuale affrancamento della riserva vanno versate in unica soluzione senza interessi, entro il termine previsto per il saldo delle imposte sui redditi.
Gli importi dovuti possono essere compensati con eventuali crediti disponibili.

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Rivalutazione terreni e quote anche per il 2017

È confermata la possibilità di rideterminare il costo d’acquisto di terreni edificabili e agricoli posseduti a titolo di proprietà, usufrutto, superficie ed enfiteusi e partecipazioni non quotate in mercati regolamentati, possedute a titolo di proprietà o usufrutto alla data dell’1.1.2017, non in regime d’impresa, da parte di persone fisiche, società semplici e associazioni professionali, nonché di enti non commerciali.
Chi intende effettuare la rivalutazione dovrà, entro il 30.6.2017, far redigere ed asseverare la perizia di stima e provvedere al versamento dell’imposta sostitutiva, pari all’8%.