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I forfettari conservano le fatture su carta

L’Agenzia ha affermato ribadendo che il cliente in regime forfettario non è obbligato a ricevere le fatture elettroniche e quindi è importante che conservi le fatture ricevute in via analogica o via pec, pur in assenza di una specifica comunicazione, in modo analogico. Tale conclusione è condivisibile anche per il fatto che il soggetto non obbligato può gestire analogicamente la fattura elettronica che riceve mediante un comportamento concludente come stampa e conservazione analogica.

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Quale data nella fattura elettronica?

Uno dei quesiti più frequenti in questi primi giorni di applicazione della fattura elettronica riguarda la data da inserire in fattura: va indicata la data di effettuazione dell’operazione o quella di spedizione della fattura?

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le fatture datate dicembre 2018, ma inviate al cliente tramite posta ordinaria o Pec nei primi giorni del mese di gennaio 2019 possono essere ancora in formato analogico e non devono essere spedite in Xml tramite lo Sdi.

Il cessionario/committente, che le riceverà a gennaio 2019, potrà detrarre l’Iva solo nella liquidazione di gennaio 2019 e non nella dichiarazione annuale Iva relativa al 2018, in quanto l’agevolazione che consente di detrarre l’Iva nel mese di esigibilità anche per le fatture ricevute entro il 15 del mese successivo non si applica ai documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente.

Fattura fino al 30 giugno 2019

Con l’avvento della fattura elettronica e fino al 30 giugno 2019, le regole di emissione delle fatture immediate non sono cambiate, quindi, in questo periodo, nel campo «Data» del file Xml deve essere sempre indicata la «data di effettuazione dell’operazione» e non quella di «emissione/trasmissione della fattura allo Sdi».

In caso di fattura differita, invece, «la data della fattura» (anche dopo il 30 giugno 2019) dovrebbe sempre essere la «data di emissione» della fattura elettronica (cioè di inoltro allo Sdi) e all’interno della fattura vanno riportati i dati dei Ddt, che identificano il momento di effettuazione dell’operazione o degli altri documenti che consentono l’emissione della fattura differita.

Fattura dal 1° luglio 2019

Dal 1° luglio 2019, è stata data la possibilità di indicare nel campo «Data» del file Xml della fattura immediata una data diversa rispetto a quella di «effettuazione dell’operazione»: se ciò accade, va riportata nel file Xml anche la data di effettuazione. Le fatture immediate, inoltre, potranno essere datate (predisposte) e inviate (emesse) al Sdi entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione, quindi, nel campo «Data» del file Xml si dovrà indicare la data di predisposizione della fattura, che potrà variare tra la «data di effettuazione dell’operazione» a quella di invio allo Sdi (comunque, entro 10 giorni dall’operazione).

Fonte: Il Sole 24 Ore del 17 gennaio 2019

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Bollo sulle fatture elettroniche: le istruzioni del Mef

Con comunicato 224 del 28/12/2018, il Mef ha segnalato le modalità di pagamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche.

“Con l’entrata in vigore dal 1 gennaio 2019 della fatturazione elettronica obbligatoria, cambieranno le modalità di pagamento delle relative imposte di bollo per quanti vi siano assoggettati.

Il decreto firmato oggi dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, per facilitare l’adempimento da parte del contribuente prevede che al termine di ogni trimestre sia l’Agenzia delle Entrate a rendere noto l’ammontare dovuto sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio.

Grazie a quei dati, l’Agenzia metterà a disposizione sul proprio sito un servizio che consenta agli interessati di pagare l’imposta di bollo con addebito su conto corrente bancario o postale. Oppure utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia stessa.

Le disposizioni del decreto si applicheranno alle fatture elettroniche emesse a partire dal 1 gennaio 2019.”

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Nuovi forfettari con ricavi o compensi inferiori a 65 mila euro

Come da tempo preannunciato, dal 2019 è aumentato a 65 mila euro il limite per poter aderire al regime forfettario, che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva del 15% al posto di Irpef, addizionali e Irap. I nuovi forfettari emetteranno fattura senza applicazione dell’Iva e non potranno detrarsi l’imposta pagata sugli acquisti. Ulteriori agevolazioni riservate a chi aderisce al regime forfettario sono l’esclusione dall’obbligo di fatturazione elettronica e la non obbligatorietà di tenuta delle scritture contabili.

Possono aderire al regime le persone fisiche esercenti attività d’impresa o arti e professioni che nel 2018 abbiano conseguito ricavi o compensi nel 2018 inferiori a 65 mila euro. Rispetto alla disciplina precedentemente in vigore, non è più rilevante, ai fini dell’accesso al regime, che la persona fisica abbia avuto personale dipendente sostenendo una spesa superiore a 5 mila euro, che abbia utilizzato beni strumentali oltre 20 mila euro, o che abbia percepito redditi di lavoro dipendente oltre 30 mila euro.

Non potranno aderire al regime forfettario i soggetti che detengono partecipazioni in società di persone, associazioni o partecipino ad imprese familiari e coloro che controllano una Srl o una associazione in partecipazione che svolga una attività riconducibile a quella svolta dalla persona fisica in regime forfettario. Sono altresì esclusi dal regime i soggetti che svolgono l’attività imprenditoriale o di lavoro autonomo nei confronti del proprio datore di lavoro o di colui che lo è stato nei due periodi di imposta precedenti.

Il regime forfettario è il regime naturale per tutti i soggetti che nel 2018 abbiano conseguito ricavi o compensi inferiori a 65 mila euro, indipendentemente dal regime sinora applicato.

L’accesso al regime prevede che, sin dalla prima fattura del 2019, il contribuente annoti in fattura la descrizione «Prestazione non soggetta a Iva legge 190/2014 – regime forfettario».

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“Saldo e stralcio” delle cartelle di pagamento dei soggetti in difficoltà economiche

La legge di Bilancio 2019 ha previsto il “saldo e stralcio” dei carichi affidati all’Agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, derivanti dall’omesso versamento di imposte indicate nelle dichiarazioni annuali e non versate. La misura, oltre alle imposte, riguarda anche l’omesso versamento dei contributi dovuti dagli iscritti alle casse previdenziali professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’Inps.

L’estinzione dei debiti riguarda solo soggetti in grave e comprovata situazione di difficoltà economica, riscontrata qualora l’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) del nucleo familiare non sia superiore a 20mila euro.

La norma prevede l’integrale annullamento di sanzioni ed interessi di mora ed una riduzione scaglionata dei debiti per capitale e interessi: per Isee non superiore a 8.500 euro si dovrà versare il 16%, per Isee tra 8.500 e 12.500 il debito si estinguerà con il versamento del 20%, mentre per Isee tra 12.500 e 20.000 si verserà il  35%.

Le percentuali sopra indicate valgono anche per contributi.

E’ possibile estinguere anche debiti già oggetto delle precedenti rottamazioni per le quali il debitore non ha perfezionato la relativa definizione con l’integrale e tempestivo pagamento delle somme dovute.

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Riaperti fino al 30 giugno 2019 i termini per la rivalutazione di quote e terreni

La Legge di Bilancio 2019 ha riaperto i termini per la rivalutazione delle quote e dei terreni, consentendo ai contribuenti che non operano in regime d’impresa di sottrarsi all’imposizione diretta delle plusvalenze maturate.

La disposizione riguarda i beni posseduti al 1° gennaio 2019 e potrà essere attivata fino al 30 giugno 2019 facendone asseverare il valore con perizia e versando entro lo stesso termine anche la prima o unica rata di imposta sostitutiva.

L’imposta sarà pari al 10% per le partecipazioni non qualificate per le aree, e dell’11% per le partecipazioni qualificate.

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Professionisti: stop allo split payment dal 14 luglio

Una delle più rilevanti novità previste dal DL 12 luglio 2018, n. 87 (c.d. “Decreto Dignità”) prevede la cessazione dell’obbligo di emissione della fattura con il meccanismo dello “split payment” da parte dei professionisti.

 Fino a venerdì 13 luglio i professionisti che emettevano fatture nei confronti delle pubbliche amministrazioni e delle loro controllate, avevano l’obbligo di applicazione del meccanismo dello split payment, che prevedeva il versamento del tributo Iva da parte dell’amministrazione destinataria della fattura anziché da parte dell’emittente la stessa.

Da sabato 14 luglio lo split payment non si applica più ai compensi assoggettati a ritenuta d’acconto o d’imposta, vale a dire la generalità dei professionisti.

Ciò comporta rilevanti cambiamenti:

- il professionista emette la fattura e sulla stessa non deve più indicare la dizione “scissione dei pagamenti”;

- il cliente che riceve la fattura, al momento del pagamento, deve trattenere la ritenuta mentre deve versare al professionista l’Iva relativa e, se ammesso, può portarla in detrazione;

- il professionista a fronte dell’emissione della fattura per la quale gli nasce un debito Iva, deve liquidare l’imposta e versarla all’erario.

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Addio alla scheda carburante da luglio 2018

Dal primo luglio 2018 addio alla scheda carburante per i soggetti titolari di partita Iva relativamente ai mezzi aziendali, sia per quelli esclusivamente strumentali, sia per quelli a deducibilità ridotta.

Da questa data le spese di carburante per autotrazione saranno, infatti, deducibili solo se sostenute mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate.

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Compensazione dei debiti fiscali con i crediti spettanti agli avvocati del patrocinio a spese dello Stato

Compensazione dei debiti fiscali con i crediti per spese, diritti e onorari spettanti agli avvocati del patrocinio a spese dello Stato

(Circolare 3 ottobre 2016 – D.m. 15 luglio 2016)

 Oggetto: D.M. 15 luglio 2016 – Compensazione dei debiti fiscali con i crediti per spese, diritti e onorari spettanti agli avvocati del patrocinio a spese dello Stato.

In cosa consiste: possibilità di  “compensare detti crediti con quanto da essi dovuto per ogni imposta e tassa, compresa l’imposta sul valore aggiunto (IVA), nonché procedere al pagamento dei contributi previdenziali per i dipendenti mediante cessione, anche parziale, dei crediti stessi”.

Quali crediti: i crediti da portare in compensazione “devono essere liquidati dall’autorità giudiziaria con decreto di pagamento a norma dell’art. 82 del testo unico” (non oggetto di opposizione), e “non devono risultare pagati, neanche parzialmente”.

Modalità di fatturazione: deve essere stata emessa “fattura elettronica … ovvero fattura cartacea registrata sulla piattaforma elettronica di certificazione” dei crediti (PCC), attraverso la quale “il creditore deve esercitare l’opzione di utilizzare il credito in compensazione” (per l’intero importo della fattura) e autocertificare, sotto la propria responsabilità, “la sussistenza dei requisiti di cui ai commi 2 e 3”. L’opzione può essere esercitata dal 1° marzo al 30 aprile di ciascun anno”. Per esercitare l’opzione di compensazione, l’avvocato deve essere registrato nella piattaforma quale “libero professionista”

Crediti ammessi alla procedura di compensazione: avviene attraverso la citata piattaforma elettronica di certificazione, che:

  1.  seleziona, “fino a concorrenza delle risorse annualmente stanziate”, le fatture per le quali è stata esercitata l’opzione e resa la dichiarazione per l’ammissione alla procedura di compensazione (ferma restando la possibilità per l’avvocato, in caso di esclusione, di esercitare l’opzione e rendere la dichiarazione di cui all’art. 3, comma 5, negli anni successivi);
  2. comunica ai creditori, per ciascuna fattura, l’ammissione alla procedura di compensazione attraverso la piattaforma;
  3. trasmette all’Agenzia delle entrate, entro cinque giorni dalla scadenza del termine per l’esercizio dell’opzione, “l’elenco dei crediti ammessi alla procedura di compensazione, con il codice fiscale del relativo creditore e l’importo utilizzabile in compensazione”.
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Disconoscimento della detrazione sulle ristrutturazioni possibile solo nell’anno di sostenimento

La contestazione della legittimità della detrazione sulle ristrutturazioni deve avvenire con riferimento al periodo di imposta in cui i costi sono stati sostenuti. Il disconoscimento dei benefici, infatti, deve avvenire con riferimento ai presupposti che hanno determinato il diritto alla detrazione e ciò anche quando la stessa viene frazionata in più anni.

Lo ha stabilito la CTP di Reggio Emilia con sentenza depositata il 15 maggio 2017, n. 128 (presidente e relatore Montanari), che ha stabilito che, in mancanza di un accertamento nell’anno di sostenimento delle spese è legittima la detrazione dei decimi negli esercizi successivi, essendo precluso un accertamento effettuato sugli anni successivi

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fonte: Il Sole 24 Ore, 23 maggio 2017