carosello

Spetta all’Agenzia delle Entrate provare la partecipazione del contribuente alla frode delle “cartiere”

La Commissione Tributaria Regionale, confermando la sentenza del giudice provinciale, sostiene che, nel caso di frode messa in atto dalla cosiddette “cartiere”, spetta all’Ufficio fornire elementi gravi e precisi, seppur indiziari, che provino la diretta partecipazione del contribuente al meccanismo fraudolento, non potendosi limitare all’affermazione che essa “non poteva non sapere” dell’esistenza della frode.

 

sentenza-ctr-venezia-24-04-2017-n-516

indagini bancarie

L’oggettiva difficoltà a reperire la documentazione esonera il contribuente dall’onere probatorio negli accertamenti bancari

Confermando parzialmente la sentenza dei giudici di prime cure, che avevano accolto l’appello del contribuente per mancata instaurazione del contraddittorio endoprocedimentale, la Commissione Tributaria Regionale del Veneto ha ritenuto illegittimo l’avviso di accertamento nella parte in cui ricostruisce i redditi sulla base dei movimenti finanziari non documentati, stanti le “gravi difficoltà a reperire la documentazione bancaria risalente ad operazioni di oltre cinque anni essendo la stessa non più disponibile presso gli istituti di credito che dette operazioni avevano effettuato anche per il fatto che le numerose fusioni e incorporazioni avvenute con accorpamenti dei vari uffici hanno determinato conclamate e oggettive difficoltà organizzative di detti istituti”.

 

sentenza-ctr-venezia-10-04-2017-n-481

medici

La dubbia qualificazione del reddito derivante dall’attività intramoenia del medico ambulatoriale convenzionato

Equivocando e mal comprendendo la differenza tra i concetti di redditi assimilati a quello di lavoro di lavoro dipendente e lavoro somigliante a quello dipendente, la Commissione Tributaria di Venezia ha ritenuto che l’attività intramoenia svolta dal medico ambulatoriale convenzionato sia qualificabile come reddito di lavoro dipendente.

La vicenda origina da due separati avvisi di accertamento parziale inviati per gli anni 2008 e 2009 ad un medico ambulatoriale convenzionato, al quale l’Agenzia delle Entrate contestava la mancata indicazione nel Modello Unico dei redditi derivanti dall’attività intra moenia, certificata dalle USSL con modello CUD. In sede di impugnazione dei provvedimenti, il medico spiegava di aver dichiarato il reddito nel quadro del reddito di lavoro autonomo, ritenendo che, diversamente da quanto accade per i medici dipendenti, l’attività intra moenia svolta dai medici convenzionati non fosse qualificabile quale reddito di lavoro dipendente. L’articolo 50, comma 1 lettera e) del Tuir, infatti, assimila ai redditi di lavoro dipendente “i compensi per l’attività libero professionale intramuraria del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale”  escludendo pertanto i redditi del medico convenzionato che, per stessa ammissione dell’Agenzia delle Entrate, è un lavoro parasubordinato, caratterizzato dalla mancanza del vincolo di subordinazione, che rappresenta il principale discrimine tra i lavoratori dipendenti e le altre categorie di lavoratori.

La Commissione Tributaria Provinciale di Treviso accoglieva entrambi i ricorsi: quello dell’annualità 2008 per la mancata instaurazione del contraddittorio endoprocedimentale, quello del 2009 riconoscendo che il reddito in discussione doveva essere qualificato come reddito di lavoro autonomo.

I giudici regionali, con decisione caratterizzata da inconsueta celerità (sentenza depositata nello stesso giorno della pubblica udienza pomeridiana), hanno ribaltato le decisioni dei giudici di prime cure, sostenendo l’attività del medico dipendente e quella del medico ambulatoriale convenzionato si somigliano, poichè entrambi utilizzano le strutture ospedaliere, rispettono regole, assistono pazienti secondo un ritmo fissato dalla USSL.

La CTR di Venezia, in forza di questa somiglianza, ritiene che anche il reddito del medico convenzionato debba essere assimilato a quello di lavoro dipendente.  La sentenza sembra confondere il concetto di somiglianza tra le due attività, sulle quali si può anche convenire, con l’assimilazione prevista dall’articolo 50 del Tuir, che contiene l’elencazione tassativa dei redditi che, pur non derivando da lavoro dipendente, sono trattati come tali ai fini della tassazione. L’assimilazione prevista dalla lettera e) per i redditi derivante dall’attività intramuraria dei medici dipendenti deve ritenersi tassativa, e non espandibile anche ai parasubordinati in forza di una somiglianza tra le due attività, concetto assolutamente estraneo alla norma in questione.

Sentenza CTR Venezia 31.01.2017, n. 174

 

 

fotona9

E’ perdita certa e deducibile quella derivante da cessione pro soluto del credito, anche se precedente al 2014

Ribaltando la sentenza della CTP di Treviso, la Commissione Tributaria Regionale di Venezia ha affermato che costituisce perdita certa e deducibile la perdita derivante da cessione pro soluto dei crediti. Il testo dell’articolo 101, comma 5, del Tuir, derivante dalla modifica operata dalla legge 147/2013, prevede infatti che siano da considerare certe le perdite derivanti da cancellazione dei crediti dal bilancio operata in applicazione dei princìpi contabili. La norma deve essere coordinata con il principio contabile OIC  n. 15, raccomanda, al n. 57, che “La società cancella il credito dal bilancio quando: (…) b) la titolarità dei diritti contrattuali sui flussi finanziari derivanti dal credito è trasferita e con essa sono trasferiti sostanzialmente tutti i rischi inerenti il credito”.

La portata innovativa della sentenza consiste nell’applicazione retroattiva della disposizione introdotta con decorrenza 2014. I giudici hanno considerato l’innovazione come norma di carattere interpretativo e pertanto applicabile anche al periodo d’imposta 2009. 

sentenza CTR Venezia 19.01.2017, n. 138

notaio

E’ un costo inerente l’attività, anche ai fini Irap, il contributo repertoriale versato dai notai

Con sentenza 14 giugno 2016, n. 766, la CTR di Venezia, ribadendo un principio da tempo consolidato in giurisprudenza, ha stabilito che “Il c.d. contributo repertoriale rappresenta un costo strettamente inerente all’attività ai fini IRPEF (ex art.54 del TUIR) ed IRAP (ex art.8 D.Lgs. n. 446 del 1997)”.

Sentenza 766 2016

SE5060_1-1_big

Termine dilatorio di 60 giorni applicabile anche in caso di accesso breve

Il termine dilatorio di 60 giorni dal PVC per l’emissione dell’avviso di accertamento si applica anche in caso di accesso breve per l’acquisizione di documenti.

Lo ha stabilito la CTR del Veneto con sentenza 13 gennaio 2016, n. 79, con la quale i giudici hanno sancito che a nulla rileva il fatto che, dopo l’accesso in sede e la richiesta di documenti,  le verifiche fossero state effettuate “a tavolino”.

Sentenza CTR Venezia 13 gennaio 2016, n 79

gdf_evasione-fiscale

L’accertamento induttivo, applicabile solo nei casi previsti dalla legge, non può prescindere dalla capacità contributiva

Il ricorso al metodo induttivo può essere applicato solo nel caso sia verificata l’incompletezza, la falsità e l’inesattezza delle dichiarazioni rispetto ai dati emersi nelle verifiche. E’ quanto stabilito dalla CTP di Treviso che, accogliendo il ricorso del contribuente, ha affermato che i casi di accesso all’accertamento induttivo solo nei casi previsti dall’articolo 39 del dpr 600. L’applicazione del metodo induttivo, inoltre, non può ignorare i principi della capacità contributiva e deve in ogni caso tener presente la realtà propria del contribuente e la natura della sua realtà.

CTP Treviso, sentenza 23 dicembre 2015, n. 721

 

cancellazione

Lo svolgimento di attività da parte di una società estinta non può essere desunto dall’operatività negli anni precedenti

L’Agenzia sostiene che la società sia stata operativa nell’anno 2008 basando la propria affermazione sul rinvenimento di documenti contabili relativi alle annualità 2006,2007,2009: la circostanza non consente di affermare che anche nel corso del 2008 la società sia stata operativa

CTR Venezia, sentenza 6 luglio 2015, n. 1195

images (5)

E’ nullo l’avviso di accertamento fondato su indagini finanziarie non preceduto da contraddittorio

La richiesta di giustificare ben 800 movimenti bancari in breve tempo appare vessatoria nei confronti del contribuente, tenuto ad una difficile, lunga e laboriosa attività di ricerca della documentazione bancaria, tale da pregiudicare il normale lavoro dello studio del ricorrente.

Il principio dell’obbligatorietà del contraddittorio endoprocedimentale trova un’esemplare applicazione in questo giudizio, nel quale la mancata collaborazione con dell’ufficio ha provocato effetti distorsivi in danno del ricorrente.

L’attività istruttoria non si è conclusa con l’emissione di un PVC e ciò determina ulteriori profili di nullità.

Le somme contestate si sono progressivamente ridotte in misura assai rilevante dimostrando la scarsa fondatezza della pretesa iniziale, anche in conseguenza della mancanza di contraddittorio.

CTP Treviso, sentenza 22 aprile 2015, n. 289.05.15