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Può aderire al regime forfetario nel 2020 il contribuente che nel 2019, pur avendone i requisiti, non vi ha aderito

Si verifica spesso il caso di contribuenti che avrebbero potuto aderire al regime forfettario nel 2019, avendone tutti i requisiti ma che, per vari motivi, non lo hanno fatto, rimanendo nel regime semplificato. Ci si è chiesti se la mancata adesione avesse effetto di opzione per il regime semplificato, che comporterebbe un vincolo per tre esercizi.

L’Agenzia con la risoluzione 64/E/2018 ha chiarito che qualora un’impresa abbia optato per la contabilità semplificata di cui all’articolo 18 del Dpr 600/1973, pur possedendo i requisiti previsti per l’applicazione del regime forfettario, può passare al regime forfettario senza attendere il decorso di un triennio, anche qualora abbia scelto la modalità di registrazione di cui al comma 5 dell’articolo 18 (sistema delle registrazioni), in quanto trattasi di due regimi naturali dei contribuenti minori.

La circolare 9/2019 ha ribadito che i contribuenti possono sempre transitare dal regime semplificato al forfettario, se in possesso dei requisiti per la sua applicazione, perché il contribuente passa da un regime naturale a un altro regime naturale.

circolare-n-9-del-10-aprile-2019

risoluzione-n-64-del-14-settembre-2018

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Deducibili le spese di una sola auto se nella Sas solo un socio è agente

Non è inerente il costo della seconda auto della Sas nella quale un solo socio esercita l’attività di agente di commercio. Secondo la Commissione tributaria di Treviso (ctp-treviso-sentenza-16-dicembre-2019-n-394) l’inerenza del costo va provata dal contribuente in maniera specifica. A nulla rileva che l’articolo 164 Tuir non preveda, per le imprese, un limite al numero di autovetture utilizzabili dall’imprenditore.

La sentenza: ctp-treviso-sentenza-16-dicembre-2019-n-394

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Regione Veneto: pubblicato il bando per l’acquisizione di servizi a sostegno dell’innovazione

La Regione Veneto ha pubblicato, il 27 dicembre 2019, un bando a sostegno dell’innovazione e del trasferimento delle conoscenze presso le imprese, favorendo la progettazione e la sperimentazione di soluzioni innovative e l’integrazione e l’innovazione delle strategie organizzative e di business tra imprese, università, centri di ricerca e centri di trasferimento tecnologico e di conoscenza.
I progetti devono prevedere l’acquisizione di servizi specialistici di consulenza e di sostegno all’innovazione tecnologica, strategica od organizzativa, tra cui: innovazione nella fase di concetto e di progettazione-sperimentazione, innovazione strategica per l’introduzione di nuovi prodotti/servizi, up-grading organizzativo. I fornitori dei servizi specialistici devono essere registrati nel catalogo del portale Innoveneto, a cui possono iscriversi, ad esempio, professionisti specializzati e laboratori altamente qualificati, centri di ricerca, Università e altri organismi di ricerca.

I dati salienti del bando: veneto_servizi-per-linnovazione

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Al vaglio della Corte Costituzionale la legittimità della norma che tiene in vita le società estinte

La cancellazione della società dal Registro delle imprese comporta, ai sensi dell’articolo 2495 c.c., che “(…) Ferma restando l’estinzione della società, dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi (…)”. La cancellazione dal Registro delle imprese delle società determina, ipso facto, l’estinzione, indipendentemente dall’esistenza di creditori non soddisfatti o di rapporti giuridici non ancora definiti.

L’articolo 28, comma 4, del Decreto Legislativo 175/2014 ha tuttavia disposto che “Ai soli fini della validità  e  dell’efficacia  degli  atti  di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei  tributi  e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di  cui all’articolo 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque  anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese”.

La norma, che introduce una deroga al principio esposto nel codice civile limitata all’ambito fiscale, presenta palesi profili di illegittimità costituzionale, sia con riferimento all’articolo 3 della Costituzione, sia per eccesso di delega.

Sotto il primo profilo è del tutto evidente che la scelta di differire l’efficacia dell’estinzione della società con  riguardo  ai  soli  rapporti  con l’Amministrazione  finanziaria,  facendo  rivivere   per   un   così rilevante lasso di tempo un soggetto ormai  estinto,  si  risolve  in un’ingiustificata  disparità  di  trattamento  rispetto  agli  altri creditori sociali, per i quali l’estinzione di una società  coincide con  la  sua  cancellazione  dal  registro  delle  imprese.

Per quanto riguarda il secondo profilo di illegittimità, è evidente l’eccesso  di  delega  in  cui  è incorso il legislatore delegato.  Invero  l’art.  7  della  legge  di delegazione n. 23 del  2014,  espressamente  richiamato  dal  decreto legislativo  n.  175/2014  fa  riferimento  “alla   revisione   degli adempimenti, con particolare riferimento a  quelli  superflui  o  che diano luogo, in tutto o in parte, a duplicazioni anche in riferimento alla struttura delle  addizionali  regionali  e  comunali,  ovvero  a quelli  che  risultino  di  scarsa  utilità  per   l’amministrazione finanziaria ai fini dell’attività di controllo e di  accertamento  o comunque non conformi al principio di proporzionalità”.  Orbene,  la scelta  di  rendere  inefficace  nei  confronti  dell’amministrazione finanziaria l’intervenuta estinzione di  un  soggetto  giuridico  non può farsi rientrare tra le misure finalizzate all’eliminazione degli adempimenti superflui o di  scarsa  utilità,  mirando  piuttosto  ad ampliare il raggio di  azione  dell’amministrazione  finanziaria.  E’ significativo, peraltro, che nella relazione illustrativa al  decreto legislativo n. 175/2014  si  affermi  espressamente  che  l’obiettivo della norma è quello di evitare che le azioni di recupero  poste  in essere dagli enti creditori possano essere vanificate dall’estinzione della società.

La questione di legittimità costituzionale, per come sopra rappresentata, è stata già sollevata avanti al Giudice delle leggi (dalla Commissione Tributaria Provinciale di Benevento, con Ordinanza n. 142 del 13 marzo 2019), avanti la quale è tuttora pendente.

 

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Manovra di fine anno: estensione del regime del reverse charge

Viene esteso il regime del reverse charge Iva alle prestazioni di servizi diversi da quelle di cui alle lettere da a) ad a-quater), dell’articolo 17, comma 6, D.P.R. 633/1972, effettuate tramite contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati caratterizzati dal prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività del committente con l’utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest’ultimo o a esso riconducibili in qualunque forma.

Tale previsione non si estende alle operazioni effettuate nei confronti di P.A. e altri enti e società di cui all’articolo 17-ter, e alle agenzie per il lavoro.

L’efficacia della disposizione è subordinata all’autorizzazione da parte della UE.

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Manovra di fine anno: sanzioni per indebite compensazioni

 

A partire dalle deleghe di pagamento presentate a partire dal mese di marzo 2020, in caso di utilizzo in compensazione di crediti, in tutto o anche in parte, non utilizzabili, l’Agenzia delle entrate comunica telematicamente la mancata esecuzione della delega di pagamento e applica la sanzione ex articolo 15, comma 2-ter, D.Lgs. 471/1997. Il contribuente ha 30 giorni di tempo dalla ricezione della comunicazione per fornire i chiarimenti necessari. L’iscrizione a ruolo a titolo definitivo della sanzione non si ha quando il contribuente, nel termine di 30 giorni dalla comunicazione, provvedere al pagamento. L’agente della riscossione notifica la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della delega di pagamento.

Inoltre, nel caso di mancata esecuzione delle deleghe di pagamento si applica la sanzione pari a:

- 5% dell’importi per importi entro i 5.000 euro e

- 250 euro per importi superiori ai 5.000 euro

per ciascuna delega non eseguita.

È, inoltre, prevista la non applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 12, D.Lgs. 472/1997, in tema di cumulo giuridico.

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Manovra di fine anno: accollo dei debiti fiscali

Viene regolamentata la disciplina prevista dall’articolo 8, comma 2, L. 212/2000 consistente nell’accollo del debito di imposta altrui. In particolare è previsto che chiunque si accolli il debito d’imposta altrui, deve procede al relativo pagamento secondo le modalità ordinariamente previste, con la precisazione che non è ammesso l’utilizzo in compensazione di crediti propri dell’accollante.

Nel caso in cui non siano rispettate tali regole, i versamenti non si considerano eseguiti, con conseguente applicazione delle sanzioni ex articolo 13, D.Lgs. 471/1997.

Gli atti di recupero delle sanzioni, dell’imposta non versata e dei relativi interessi sono da notificare, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello in cui è stata presentata la delega di pagamento. L’accollante è coobbligato in solido per l’imposta e gli interessi.

Con un provvedimento dell’Agenzia delle entrate saranno adottate le modalità attuative.

condominio

Legge di bilancio 2020: unificazione IMU-TASI

Unificazione Imu-Tasi

A decorrere dal 2020, viene abolita la Iuc, con l’eccezione della Tari, e viene rimodulata l’Imu.

Ambito di applicazione

L’Imu si applica in tutti i comuni del territorio nazionale, ferma restando, per il Friuli Venezia Giulia e le Province autonome di Trento e di Bolzano l’autonomia impositiva. In particolare, continua ad applicarsi:

- l’Imis per la Provincia di Trento e

- l’Imi per la Provincia di Bolzano.

Presupposto impositivo

Presupposto dell’imposta è il possesso di immobili, ad eccezione del possesso dell’abitazione principale o assimilata, che non costituisce presupposto, salvo che si tratti di un’unità abitativa classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9.

Definizioni

Fabbricato – l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel Catasto edilizio urbano con attribuzione di rendita catastale, considerandosi parte integrante del fabbricato l’area occupata dalla costruzione e quella che ne costituisce pertinenza, purché accatastata unitariamente. Il fabbricato di nuova costruzione è soggetto all’imposta, a partire dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se antecedente, dalla data in cui è comunque utilizzato.

Abitazione principale – l’immobile, iscritto o iscrivibile nel Catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e i componenti del suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni si applicano per un solo immobile.

Pertinenza – quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in Catasto unitamente all’unità ad uso abitativo.

Assimilazioni all’abitazione principale – si considerano tali, tra gli altri, le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari e quelle destinate a studenti universitari soci assegnatari, anche in assenza di residenza anagrafica, nonché la casa familiare assegnata al genitore affidatario dei figli, a seguito di provvedimento del giudice.

Area fabbricabile – l’area utilizzabile a scopo edificatorio in base agli strumenti urbanistici generali o attuativi, ovvero in base alle possibilità effettive di edificazione determinate secondo i criteri previsti agli effetti dell’indennità di espropriazione per pubblica utilità. Sono considerati non fabbricabili i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli Iap iscritti nella previdenza agricola, sui quali persiste l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all’allevamento di animali.

Terreno agricolo – terreno iscritto in Catasto, a qualsiasi uso destinato, compreso quello non coltivato.

Soggetti passivi

Soggetti passivi sono:

1. possessori di immobili, intendendosi per tali il proprietario ovvero il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi;

- genitore assegnatario della casa familiare;

- concessionario di aree demaniali;

- locatario di immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria.

Base imponibile

Fabbricati iscritti in Catasto – si applica all’ammontare delle rendite risultanti in Catasto, vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutate del 5%, i seguenti moltiplicatori:

a. 160 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale A e nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, con esclusione della categoria catastale A/10;

b. 140 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale B e nelle categorie catastali C/3, C/4 e C/5;

c. 80 per i fabbricati classificati nella categoria catastale D/5;

d. 80 per i fabbricati classificati nella categoria catastale A/10;

e. 65 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale D, ad eccezione dei fabbricati classificati nella categoria catastale D/5;

f. 55 per i fabbricati classificati nella categoria catastale C/1.

Le variazioni di rendita catastale intervenute in corso d’anno, a seguito di interventi edilizi sul fabbricato, producono effetti dalla data di ultimazione dei lavori, o, se antecedente, dalla data di utilizzo.

Fabbricati classificabili nel gruppo catastale D non iscritti in Catasto- se interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, fino al momento della richiesta dell’attribuzione della rendita, il valore è determinato, alla data di inizio di ciascun anno solare ovvero, se successiva, alla data di acquisizione, sulla base delle scritture contabili, applicando i coefficienti previsti da aggiornare con decreto Mef. In caso di locazione finanziaria, il valore è determinato sulla base delle scritture contabili del locatore.

Aree fabbricabili – valore venale al 1° gennaio dell’anno di imposizione ovvero dall’adozione degli strumenti urbanistici in caso di variazione in corso d’anno.

Terreni agricoli – si applica al reddito dominicale, rivalutato del 25%, un moltiplicatore pari a 135.

Riduzioni – la base imponibile è ridotta al 50% per:

- fabbricati di interesse storico o artistico;

- fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati e per le unità immobiliari, fatta eccezione per quelle cosiddette di lusso, concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale.

Aliquote

Le aliquote e i regolamenti per l’anno di riferimento, hanno efficacia a condizione che siano pubblicati sul sito informatico del Dipartimento delle finanze entro il 28 ottobre dello stesso anno.

Abitazione principale di lusso – 0,5%. Il Comune può aumentarla di 0,1 punti percentuali o diminuirla fino all’azzeramento. Si applica la detrazione di 200 euro.

Fabbricati rurali strumentali – 0,1%. Il Comune può ridurla fino all’azzeramento.

Fabbricati beni merce – fino al 2021 0,1%. Il Comune può aumentarla fino allo 0,25% o diminuirla fino ad azzerarla. A decorrere dal 2022 sono esenti.

Terreni agricoli – o,76%. I Comuni possono aumentarla fino all’1,06% o azzerarla.

Immobili D – 0,86%. I Comuni possono innalzarla all’1,06% o ridurla fino allo 0,76%.

Altre abitazioni – 0,86%. I Comuni possono innalzarla all’1,06% o azzerarla.

Abitazioni locate a canone concordato – l’aliquota è abbattuta al 75%.

Esenzioni e riduzioni

Soni esenti da imposta i terreni agricoli:

- posseduti e condotti dai coltivatori diretti e Iap iscritti alla previdenza agricola;

- ubicati nei comuni delle isole minori;

- a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile; e

- ricadenti in aree montane o di collina ex articolo 15, L. 984/1977 in base alla circolare 9/1993.

Sono inoltre esenti, tra gli altri:

- immobili classificati o classificabili nelle categorie da E/1 a E/9;

- fabbricati con destinazione a usi culturali ex articolo 5-bis, D.P.R. 601/1973;

- immobili posseduti e utilizzati dai soggetti no profit.

Versamenti

Viene confermato il versamento in 2 rate con scadenza 16 giugno e 16 dicembre.

Per gli enti non commerciali, il versamento è previsto in 3 rate, con eventuale compensazione dei crediti, allo stesso Comune nei confronti del quale è scaturito il credito.

Per le multiproprietà l’obbligo del versamento grava su chi amministra il bene.

Per le parti comuni dell’edificio il versamento dell’imposta è effettuato dall’amministratore del condominio per conto di tutti i condomini.

Per gli immobili compresi nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa l’obbligo è in capo al curatore o al commissario liquidatore.

Dichiarazione

I soggetti passivi, a eccezione degli enti non commerciali del Terzo settore, presentano la dichiarazione entro il 30 giugno dell’anno successivo. La dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi sempre che non si verifichino modificazioni dei dati ed elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell’imposta dovuta. Le dichiarazioni presentate ai fini Imu e Tasi, in quanto compatibili, conservano la loro validità.

Per gli enti non commerciali la dichiarazione dee essere presentata ogni anno.

Deducibilità Imu

È deducibile dal reddito di impresa e di lavoro autonomo l’imposta relativa agli immobili strumentali.

La deducibilità è:

- integrale a decorrere dal 2022;

- al 60% per il 2020 e il 2021; e

- al 50% per il 2019.

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Legge di bilancio 2020: Ivie ed Ivafe, aumento dei soggetti interessati

Modifiche soggettività Ivie e Ivafe

Per effetto delle modificazioni apportate all’articolo 19, D.L. 201/2011, a decorrere dal 2020, soggetti passivi sono anche:

- enti non commerciali;

- società semplici, Snc e Sas

residenti in Italia, tenute agli obblighi di dichiarazione per gli investimenti e le attività di cui all’articolo 4, D.L. 167/1990.

Nei casi di esonero dagli obblighi di dichiarazione previsti dall’articolo 3, D.L. 167/1990, gli intermediari devono applicare e versare l’imposta dovuta dal contribuente, ricevendo apposita provvista da parte dello stesso. Nel caso in cui il contribuente non fornisca la provvista, gli intermediari sono tenuti a effettuare le segnalazioni nominative all’amministrazione finanziaria attraverso i modelli di dichiarazione previsti per i sostituti d’imposta.

Infine, è previsto che, in riferimento all’Ivafe, per il versamento, la liquidazione, l’accertamento, la riscossione, le sanzioni e i rimborsi nonché per il contenzioso, si applicano le disposizioni previste per le imposte sui redditi.