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Agenzia delle Entrate Riscossione: invalida rappresentanza e difesa con avvocati del libero foro

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Il decreto legge 193/2016, convertito in legge 225/2016, ha disposto la soppressione delle società del Gruppo Equitalia dal giorno 1 luglio 2017 con contestuale trasferimento della competenza per l’attività di riscossione nazionale all’ente pubblico economico denominato “Agenzia delle Entrate – Riscossione”.

Ai fini della difesa in giudizio, l’articolo 1, comma 8, della citata legge prevede che “L’ente  è  autorizzato   ad   avvalersi   del   patrocinio dell’Avvocatura dello Stato ai sensi dell’articolo 43 del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull’ordinamento dell’Avvocatura dello  Stato, di cui al regio decreto 30 ottobre 1933,  n.  1611,  fatte  salve  le ipotesi di conflitto e comunque su base convenzionale. Lo stesso ente può altresì avvalersi, sulla base  di  specifici  criteri  definiti negli atti di carattere generale deliberati ai sensi del comma 5  del presente articolo, di avvocati del libero foro,  nel  rispetto  delle previsioni di cui agli articoli 4 e 17  del  decreto  legislativo  18 aprile 2016, n. 50, ovvero può avvalersi  ed  essere  rappresentato, davanti al tribunale e al  giudice  di  pace,  da  propri  dipendenti delegati, che possono stare in giudizio personalmente; in ogni  caso, ove vengano  in  rilievo  questioni  di  massima  o  aventi  notevoli riflessi economici, l’Avvocatura dello Stato,  sentito  l’ente,  può assumere direttamente la trattazione della causa. Per il patrocinio davanti alle commissioni tributarie continua ad applicarsi l’articolo 11, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546”.

La norma prevede, pertanto, che l’Agenzia delle Entrate – Riscossione stia in giudizio direttamente o mediante la struttura territoriale sovraordinata e che possa avvalersi, per la difesa, anche di avvocati del libero foro, ma solo in via eccezionale ed a determinate condizioni. L’affidamento dell’incarico difensivo ad avvocati “esterni”, secondo la disposizione descritta, non è puramente discrezionale ma sottoposto ad una serie di condizioni. L’ente della riscossione deve, infatti, rispettare i criteri di selezione di cui al codice dei contratti pubblici e quelli previsti dagli “atti di carattere generale deliberati ai sensi del presente articolo., comma 5”, rappresentati dallo statuto e dagli atti, di competenza del comitato di gestione, che disciplinano l’organizzazione e il funzionamento dell’ente.

La Corte di Cassazione, più volte intervenuta in merito alla legittimità dell’affidamento dell’incarico di difesa ad avvocati esterni da parte dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione (da ultimo con Ordinanza 24 gennaio 2019, n. 1992), con costante orientamento ha sempre affermato che quest’ultima, per avvalersi di avvocati del libero foro debba, a pena di nullità del mandato difensivo, allegare le fonti del potere di rappresentanza ed assistenza del difensore prescelto.

In particolare, i giudici di legittimità hanno più volte ribadito il seguente principio di diritto:

- qualora invece il nuovo ente Agenzia delle entrate-Riscossione si costituisca, in nuovo giudizio ovvero anche in giudizio pendente, con il patrocinio di avvocato del libero foro, sussiste per esso l’onere, pena la nullità del mandato difensivo e dell’atto di costituzione su di esso basato, di indicare ed allegare le fonti del potere di rappresentanza ed assistenza di quest’ultimo in alternativa al patrocinio per regola generale esercitato, salvo conflitto di interessi, dall’avvocatura dello Stato;

- tali fonti vanno congiuntamente individuate sia in atto organizzativo generale contenente gli specifici criteri legittimanti il ricorso ad avvocati del libero foro (art.1, co.5^ ed 8^ d. I. 193/16, conv.in I. 225/16), sia in apposita motivata deliberazione, da sottoporre agli organi di vigilanza, che indichi le ragioni che, nella concretezza del caso, giustificano tale ricorso alternativo (art. 43 r. d. n. 1611 del 1933, come modificato dall’art. 11 1.103/79)”.

Il principio di diritto statuito dalla Corte di Cassazione evidenzia, con pregevole chiarezza, che l’Agenzia delle Entrate – Riscossione può ricorrere ad un avvocato “esterno” solo se:

a) si tratti di un caso speciale;

b) intervenga un’apposita decisione dell’organo deliberante;

c) tale delibera sia stata sottoposta agli organi di vigilanza;

d) sia prodotta in giudizio idonea documentazione in merito alla sussistenza dei suddetti elementi.

Ne consegue, secondo il principio di diritto stabilito dalla Suprema Corte, la nullità del mandato difensivo conferito all’avvocato del libero foro e dello stesso atto di costituzione nel giudizio di primo grado della convenuta, nonché di tutta la produzione documentale e dell’attività effettuata tramite soggetto non legittimato.

 

settembre

La professione di ingegnere è compatibile con l’attività agricola

Buongiorno, sono un ingegnere iscritto all’Ordine degli Ingegneri di Treviso ed esercito la libera professione con iscrizione ad inarcassa. Avrei la necessità di estendere la partita iva con una nuova attività per la vendita dell’uva. Rimarrei comunque iscritto ad inarcassa trattandosi questa di una attività secondaria. Chiedo se tale operazione sia fattibile o se vi siano delle incompatibilità con l’esercizio della professione.

Il vostro iscritto chiede se vi siano incompatibilità tra l’esercizio della professione di ingegnere ed il possesso di partita IVA per la vendita di uva.

L’ordinamento della professione di ingegnere non prevede incompatibilità tra le due attività.

Sotto il profilo fiscale, nulla osta all’esercizio delle due attività, purché siano rispettati i rispettivi regimi fiscali previsti per la determinazione del reddito.

Dal punto di vista contributivo, l’iscritto potrà continuare a mantenere l’iscrizione ad Inarcassa solo nel caso la sua attività secondaria agricola non comporti l’iscrizione obbligatoria all’Inps. Ricordo, infatti, che uno dei requisiti per il diritto/dovere di iscrizione ad Inarcassa (assieme all’iscrizione all’Ordine ed il possesso di partita IVA) è l’assenza di altra copertura previdenziale obbligatoria, quale quella di lavoro  dipendente o di lavoro autonomo che comporti una delle gestioni specifiche dell’Inps quali, per ciò che riguarda l’iscritto, quella riservata ai coltivatori diretti.

Paolo Dalle Carbonare

 

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CTP Venezia: affinché la sponsorizzazione sia effettiva, il logo deve “essere ben visibile e comunque più esteso”

La CTP di Venezia ha ritenuto indeducibile il costo della sponsorizzazione di un’autovettura del campionato Endurance, ritenendo non fugati i “forti dubbi sull’effettività delle prestazioni, in quanto il logo doveva essere ben visibile e comunque più esteso”.

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I forfettari conservano le fatture su carta

L’Agenzia ha affermato ribadendo che il cliente in regime forfettario non è obbligato a ricevere le fatture elettroniche e quindi è importante che conservi le fatture ricevute in via analogica o via pec, pur in assenza di una specifica comunicazione, in modo analogico. Tale conclusione è condivisibile anche per il fatto che il soggetto non obbligato può gestire analogicamente la fattura elettronica che riceve mediante un comportamento concludente come stampa e conservazione analogica.

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Quale data nella fattura elettronica?

Uno dei quesiti più frequenti in questi primi giorni di applicazione della fattura elettronica riguarda la data da inserire in fattura: va indicata la data di effettuazione dell’operazione o quella di spedizione della fattura?

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le fatture datate dicembre 2018, ma inviate al cliente tramite posta ordinaria o Pec nei primi giorni del mese di gennaio 2019 possono essere ancora in formato analogico e non devono essere spedite in Xml tramite lo Sdi.

Il cessionario/committente, che le riceverà a gennaio 2019, potrà detrarre l’Iva solo nella liquidazione di gennaio 2019 e non nella dichiarazione annuale Iva relativa al 2018, in quanto l’agevolazione che consente di detrarre l’Iva nel mese di esigibilità anche per le fatture ricevute entro il 15 del mese successivo non si applica ai documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente.

Fattura fino al 30 giugno 2019

Con l’avvento della fattura elettronica e fino al 30 giugno 2019, le regole di emissione delle fatture immediate non sono cambiate, quindi, in questo periodo, nel campo «Data» del file Xml deve essere sempre indicata la «data di effettuazione dell’operazione» e non quella di «emissione/trasmissione della fattura allo Sdi».

In caso di fattura differita, invece, «la data della fattura» (anche dopo il 30 giugno 2019) dovrebbe sempre essere la «data di emissione» della fattura elettronica (cioè di inoltro allo Sdi) e all’interno della fattura vanno riportati i dati dei Ddt, che identificano il momento di effettuazione dell’operazione o degli altri documenti che consentono l’emissione della fattura differita.

Fattura dal 1° luglio 2019

Dal 1° luglio 2019, è stata data la possibilità di indicare nel campo «Data» del file Xml della fattura immediata una data diversa rispetto a quella di «effettuazione dell’operazione»: se ciò accade, va riportata nel file Xml anche la data di effettuazione. Le fatture immediate, inoltre, potranno essere datate (predisposte) e inviate (emesse) al Sdi entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione, quindi, nel campo «Data» del file Xml si dovrà indicare la data di predisposizione della fattura, che potrà variare tra la «data di effettuazione dell’operazione» a quella di invio allo Sdi (comunque, entro 10 giorni dall’operazione).

Fonte: Il Sole 24 Ore del 17 gennaio 2019

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Bollo sulle fatture elettroniche: le istruzioni del Mef

Con comunicato 224 del 28/12/2018, il Mef ha segnalato le modalità di pagamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche.

“Con l’entrata in vigore dal 1 gennaio 2019 della fatturazione elettronica obbligatoria, cambieranno le modalità di pagamento delle relative imposte di bollo per quanti vi siano assoggettati.

Il decreto firmato oggi dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, per facilitare l’adempimento da parte del contribuente prevede che al termine di ogni trimestre sia l’Agenzia delle Entrate a rendere noto l’ammontare dovuto sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio.

Grazie a quei dati, l’Agenzia metterà a disposizione sul proprio sito un servizio che consenta agli interessati di pagare l’imposta di bollo con addebito su conto corrente bancario o postale. Oppure utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia stessa.

Le disposizioni del decreto si applicheranno alle fatture elettroniche emesse a partire dal 1 gennaio 2019.”

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Nuovi forfettari con ricavi o compensi inferiori a 65 mila euro

Come da tempo preannunciato, dal 2019 è aumentato a 65 mila euro il limite per poter aderire al regime forfettario, che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva del 15% al posto di Irpef, addizionali e Irap. I nuovi forfettari emetteranno fattura senza applicazione dell’Iva e non potranno detrarsi l’imposta pagata sugli acquisti. Ulteriori agevolazioni riservate a chi aderisce al regime forfettario sono l’esclusione dall’obbligo di fatturazione elettronica e la non obbligatorietà di tenuta delle scritture contabili.

Possono aderire al regime le persone fisiche esercenti attività d’impresa o arti e professioni che nel 2018 abbiano conseguito ricavi o compensi nel 2018 inferiori a 65 mila euro. Rispetto alla disciplina precedentemente in vigore, non è più rilevante, ai fini dell’accesso al regime, che la persona fisica abbia avuto personale dipendente sostenendo una spesa superiore a 5 mila euro, che abbia utilizzato beni strumentali oltre 20 mila euro, o che abbia percepito redditi di lavoro dipendente oltre 30 mila euro.

Non potranno aderire al regime forfettario i soggetti che detengono partecipazioni in società di persone, associazioni o partecipino ad imprese familiari e coloro che controllano una Srl o una associazione in partecipazione che svolga una attività riconducibile a quella svolta dalla persona fisica in regime forfettario. Sono altresì esclusi dal regime i soggetti che svolgono l’attività imprenditoriale o di lavoro autonomo nei confronti del proprio datore di lavoro o di colui che lo è stato nei due periodi di imposta precedenti.

Il regime forfettario è il regime naturale per tutti i soggetti che nel 2018 abbiano conseguito ricavi o compensi inferiori a 65 mila euro, indipendentemente dal regime sinora applicato.

L’accesso al regime prevede che, sin dalla prima fattura del 2019, il contribuente annoti in fattura la descrizione «Prestazione non soggetta a Iva legge 190/2014 – regime forfettario».