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L’accertamento induttivo, applicabile solo nei casi previsti dalla legge, non può prescindere dalla capacità contributiva

Il ricorso al metodo induttivo può essere applicato solo nel caso sia verificata l’incompletezza, la falsità e l’inesattezza delle dichiarazioni rispetto ai dati emersi nelle verifiche. E’ quanto stabilito dalla CTP di Treviso che, accogliendo il ricorso del contribuente, ha affermato che i casi di accesso all’accertamento induttivo solo nei casi previsti dall’articolo 39 del dpr 600. L’applicazione del metodo induttivo, inoltre, non può ignorare i principi della capacità contributiva e deve in ogni caso tener presente la realtà propria del contribuente e la natura della sua realtà.

CTP Treviso, sentenza 23 dicembre 2015, n. 721

 

Legge di stabilità 20163

Regime forfettario per i professionisti

La Legge di Stabilità per il 2016 introdotto importanti novità nel regime forfettario introdotto dall’articolo 1, commi da 54 a 89, L. 190/2014, allargando notevolmente la platea dei soggetti che potranno usufruire delle agevolazioni ivi previste.

Principali caratteristiche del regime

Le caratteristiche principali del regime forfettario sono:

Imposta sostitutiva. I contribuenti forfettari sono soggetti, al posto delle aliquote progressive Irpef, ad un’imposta sostitutiva nella misura del 15%. L’aliquota è ridotta al 5% nei primi 5 anni per chi inizia l’attività ed è in possesso dei requisiti di cui si dirà in seguito.

Forfettizzazione dei costi. Il regime prevede la forfettizzazione dei costi deducibili nell’anno, che sono determinati nella misura del 22% dei ricavi conseguiti, indipendentemente dai costi effettivamente sostenuti. Le fatture d’acquisto dovranno comunque essere conservate. Gli unici costi che saranno analiticamente deducibili sono i contributi versati nel periodo.

Esclusione dall’applicazione dell’IVA. I contribuenti che rientrano nel regime forfettario non addebitano l’IVA sulle prestazioni effettuate e, conseguentemente, non potranno dedursi l’IVA sugli acquisti effettuati.

Rettifica IVA detratta sugli acquisti di beni ammortizzabili. Il contribuente che abbia acquistato beni ammortizzabili nei 5 anni precedenti detraendosi l’IVA, dovrà effettuare una rettifica di tale detrazione. La rettifica si applica ai soli beni ancora a disposizione del contribuente e non si applica ai beni inferiori ad Euro 516,48. Esempio: se nel 2013 sono stati acquistati beni ammortizzabiliche hanno comportato una detrazione IVA di Euro 1.000,00, il periodo quinquennale di osservazione va dal 2013 al 2017. Poiché a fine 2015 mancano due anni allo scadere del quinquennio, si dovrà “rimborsare” IVA per Euro 400,00 (due quinti di Euro 1.000,00). Il “rimborso” avverrà con la liquidazione del mese di dicembre o del quarto trimestre 2015 per i contribuenti trimestrali.

Non assoggettamento a ritenuta d’acconto. I compensi percepiti non sono soggetti a ritenuta d’acconto: l’esenzione va indicata in fattura. Il contribuente forfettario, inoltre, non dovrà versare la ritenuta d’acconto sulle prestazioni pagate: in tal senso è importante informare i fornitori che abitualmente operano la ritenuta d’acconto di astenersi dal farlo. Copia della fattura dovrà essere recapitata allo studio, poiché dovremo indicare nella dichiarazione il codice fiscale del percettore dei redditi per i quali all’atto del pagamento degli stessi non è stata operata la ritenuta e l’ammontare dei redditi stessi.

Esclusione dall’applicazione degli studi di settore e parametri. I soggetti che aderiscono al regime forfettario non sono assoggettati agli studi di settore e parametri.

Non applicazione delle deduzioni e detrazioni previste ai fini Irpef. Non sono applicabili ai contribuenti forfettari le deduzioni e le detrazioni (spese mediche, interessi su mutui prima casa, etc.) previste nella disciplina IRPEF.

Perdita dei requisiti. Il regime forfetario cessa di avere applicazione a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno taluna delle condizioni previste per potervi accedere.

Opzione per il regime ordinario. I contribuenti che, nonostante il possesso dei requisiti per il regime forfettario, volessero applicare il regime ordinario, potranno manifestare l’opzione in tal senso, che ha valore triennale.

 

Condizioni per l’accesso al regime forfettario

I requisiti che i professionisti devono possedere per poter accedere al regime forfettario sono:

  •  aver conseguito nell’anno precedente compensi, ragguagliati all’anno, inferiori ad Euro 30.000;
  • aver sostenuto spese per un ammontare complessivamente non superiore a 5.000 euro lordi per lavoro accessorio, dipendente e collaboratori (anche a progetto) compresi gli utili da partecipazione e le spese per prestazioni di lavoro di cui all’articolo 60, Tuir;
  • non utilizzare beni strumentali, alla chiusura dell’esercizio, superiori a 20.000 euro (esclusa l’Iva in acquisto anche se non detratta). Restano in ogni caso esclusi dal calcolo i beni immateriali;
  •  non avvalersi di regimi speciali ai fini dell’imposta sul valore aggiunto o di regimi forfetari di determinazione del reddito;
  • Non effettuare in via esclusiva o prevalente cessioni di fabbricati, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi;
  • Non aver percepito nell’anno precedente redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente per un importo eccedente i 30.000 euro (l’importo diviene irrilevante nel caso di avvenuta cessazione del rapporto di lavoro).

 

Condizioni per l’abbattimento dell’aliquota al 5%

Possono avvalersi dell’abbattimento al 5% dell’aliquota per i primi 5 anni di attività, i contribuenti che, avendo intrapreso una nuova attività, sono in possesso dei seguenti requisiti:

  • mancato esercizio, nei 3 anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare;
  • esercizio di attività che non costituisce mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio dell’arte o professione;
  • esercizio che non costituisce prosecuzione di un’attività esercitata da un altro soggetto, l’ammontare dei ricavi/compensi del periodo d’imposta precedente non deve essere superiore ai limiti di ricavi/compensi previsti per il regime forfetario.

 

Esempio di fattura per iscritti ad una Cassa professionale

 

CONTRIBUENTE

Via …….., Città….., C.F. …………….., P.I. …………

CLIENTE

Via …….., Città….., C.F. …………….., P.I. …………

 

 FATTURA N.

DATA

 

 Prestazioni professionali ……………………

Onorario                                                        Euro 100,00

 Totale                                                              Euro 100,00

Cassa Previdenza ……… (4%)                      Euro     4,00

 

TOTALE FATTURA                                  Euro  104,00

 

 

 

OPERAZIONE SENZA APPLICAZIONE DI IVA E RITENUTA D’ACCONTO AI SENSI DELL’ARTICOLO 1, COMMI 54-89, LEGGE N. 190/2014 – “REGIME FISCALE FORFETTARIO”

 

 

Esempio di fattura iscritti alla gestione separata INPS

 

CONTRIBUENTE

Via …….., Città….., C.F. …………….., P.I. …………

CLIENTE

Via …….., Città….., C.F. …………….., P.I. …………

C

 FATTURA N.

DATA

 

 Prestazioni professionali ……………………

 

 

Onorario                                                        Euro 100,00

 TOTALE FATTURA                                 Euro 100,00

 

  

 

OPERAZIONE SENZA APPLICAZIONE DI IVA E RITENUTA D’ACCONTO AI SENSI DELL’ARTICOLO 1, COMMI 54-89, LEGGE N. 190/2014 – “REGIME FISCALE FORFETTARIO”

 

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Le spese di lite seguono la soccombenza

Le spese del giudizio tributario, a partire dal 1° gennaio 2016 seguiranno la soccombenza, con minore possibilità per la commissione tributaria di compensare in tutto o in parte le medesime spese, che sarà consentita solo “in caso di soccombenza reciproca o qualora sussistano gravi ed eccezionali ragioni, che devono essere espressamente motivate”.
La regola generale che il giudice dovrà applicare, già espressa dai giudici di legittimità (Cass. 21 gennaio 2015, n. 930) è che deve essere che “la parte interamente vittoriosa non può essere condannata, nemmeno per una minima quota, al pagamento delle spese processuali”.

Il giudice potrà disporre la compensazione delle spese del giudizio solo qualora vi sia stata la soccombenza reciproca o nel caso sussistano gravi ed eccezionali ragioni, che devono essere espressamente motivate dal giudice nel dispositivo sulle spese.

manutenzioni

Nulla la locazione dell’immobile abusivo

E’ nullo per illiceità della causa il contratto di locazione di un immobile abusivo.

Così ha sentenziato il Tribunale di Taranto, con sentenza 27 gennaio 2015, n. 28.

Secondo il Tribunale tarantino il contratto di locazione implica l’utilizzazione del corpo del reato, identificato nell’immobile abusivo, al fine di trarne profitto, ficabile ex articolo 240 del codice penale nel canone di locazione retraibile che non è in concreto confiscabile, unitamente all’immobile realizzato abusivamente, soltanto per la prevalenza delle attribuzioni devolute all’autorità amministrativa che determinano l’acquisizione dei predetti beni al patrimonio del Comune, mentre l’applicazione degli istituti generali di diritto penale e processuale penale produrrebbe l’acquisizione al patrimonio dello Stato, ovverosia di un diverso soggetto giuridico».

Ne consegue, prosegue la sentenza, che il contratto di locazione «ha causa illecita e, di conseguenza, è nullo ex art. 1418 codice civile , in quanto diretto ad assicurare il profitto del reato mediante l’utilizzazione della cosa madre, costituente il corpo del reato, per la produzione di frutti civili». In tal modo, continua il giudice, «si consolida ed aggrava l’offesa all’interesse protetto dalla norma penale incriminatrice, pur se in un momento successivo al completamento dell’antigiuridicità della condotta penalmente rilevante, conclusasi con la realizzazione dell’immobile abusivo».

E l’illiceità della causa discende dalla configurazione normativa del negozio delineata dall’articolo 1571 del codice secondo cui «la locazione è il contratto col quale una parte si obbliga a far godere all’altra una cosa mobile o immobile per un dato tempo verso un determinato corrispettivo». Infatti, in simili ipotesi, le utilità che il conduttore potrà acquisire mediante il suo diritto personale di godimento «deriveranno da una cosa costituente corpo del reato, mentre il corrispettivo di tale godimento, di per sé illecito, sarà costituito dai canoni di locazione riconducibili nel novero del “profitto del reato” soggetto a confisca facoltativa».

Fonte: Il Sole 24 Ore

postino

La mancanza dell’avviso di ricevimento rende inammissibile il ricorso

La mancata produzione della cartolina di ricevimento non comporta la mera nullità del procedimento notificatorio, bensì l’insussistenza della conoscibilità dell’atto. Conseguentemente risulta inammissibile il ricorso introduttivo nell’ipotesi di mancata costituzione in giudizio della controparte, in quanto non si può accertare l’effettiva e valida costituzione del contraddittorio, anche qualora risulti provata la tempestività dell’impugnazione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 26108, depositata il 30 dicembre 2015, rilevando che il mancato deposito della cartolina A/R e la contestuale contumacia della parte destinataria della notifica, rende il ricorso del Fisco inammissibile.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Legge di stabilità 20163

Imposta al 5% per i primi cinque anni di attività dei forfetari

Venuta meno la possibilità di avviare una nuova attività con il regime dei minimi (continuano, invece, a goderne fino alla scadenza naturale i soggetti che si trovano già nel regime), dal 2016, le nuove partite IVA potranno essere assoggettate solo al regime forfettario.

Le nuove ditte individuali ed i professionisti che inizieranno l’attività nel 2016 potranno aderire al regime di forfait, che prevede la riduzione dell’aliquota dell’imposta sostitutiva dal 15% al 5% per i primi cinque anni di attività (non è invece più prevista la possibilità di proseguire fino al trentacinquesimo anno di età).

Limiti di accesso al regime forfettario con aliquota ridotta al 5%:

  • Ricavi al di sotto dei valori soglia recentemente rivisti, che vanno da 15 mila a 50 mila euro, secondo le categorie.
  • Spese di lavoro dipendente e assimilato non superiori a 5mila euro.
  • Beni strumentali non superiori a 20mila euro, al lordo degli ammortamenti.
  • Redditi di lavoro dipendente o assimilato, posseduti dal professionista/imprenditore, in aggiunta al reddito forfettario dichiarato, non superiori a 30mila euro.
  • Non aver esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, un’attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare.
  • l’attività da esercitare non deve costituire, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni.
  • in caso di prosecuzione di un’attività svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei ricavi e compensi realizzati nel periodo d’imposta precedente non deve essere superiore ai limiti reddituali previsti per quell’attività sulla base della classificazione Ateco.
Legge di stabilità 20163

Rimessione in termini per i contribuenti decaduti dai versamenti rateali

Sono riammessi alla rateazione i contribuenti decaduti a seguito di adesione o acquiescenza, a condizione che entro il 31 maggio 2016 vengano ripresi i versamenti.

La norma riguarda gli avvisi di accertamento definiti in acquiescenza (con il pagamento entro il termine di 60 giorni dalla notifica) o in adesione (dopo il raggiungimento di un accordo con l’ufficio), per i quali, dopo aver iniziato la rateizzazione, il contribuente abbia omesso il pagamento di una rata entro il termine di pagamento del successivo.

Per chi è decaduto nei 36 mesi antecedenti il 15 ottobre 2015 è concessa la possibilità di proseguire la rateazione originaria, limitatamente alle imposte dirette, semplicemente versando entro il 31 maggio 2016, la prima rata scaduta e non pagata. L’Agenzia, a seguito del versamento (che deve esserle comunicato), sospenderà i carichi eventualmente iscritti a ruolo.

Il beneficio è previsto anche per quei contribuenti che, decaduti dalla rateazione sulla definizione in acquiescenza o adesione, avevano già ricevuto la cartella da Equitalia e avviato la dilazione.

Legge di stabilità 20163

La nota di credito per il recupero IVA si emette al momento dell’assoggettamento del debitore alla procedura concorsuale

I creditori dei soggetti ammessi alle procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta, amministrazione straordinaria) potranno emettere la nota di credito per recuperare l’iva sulle fatture non riscosse nel momento in cui il debitore è assoggettato alla procedura.

L’’organo della procedura che riceve la nota di accredito non dovrà annotarla con il segno meno nel registro degli acquisti e pertanto non diviene debitore del tributo. Se ne farà carico lo Stato.

Per le procedure di ristrutturazione del debito di cui all’articolo 182 bis, invece, l’operazione potrà essere stornata ai fini dell’Iva dalla data del decreto di omologa, mentre in caso di piano attestato dalla data di pubblicazione del predetto piano nel registro delle imprese.

La norma riguarda le procedure dichiarate dal 1 gennaio 2017.