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L’Amministrazione deve provare l’oggettiva inesistenza dell’operazione

In caso di contestazione di emissione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti, l’Agenzia delle Entrate deve provare l’inesistenza dell’operazione economica e non l’esistenza di un ragionevole sospetto in ordine all’inesistenza stessa.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza 11 novembre 2015, n. 23065, secondo la quale, sul piano probatorio, «qualora l’amministrazione contesti l’indebita detrazione di fatture, relative ad operazioni inesistenti, spetta alla stessa, adducendo la falsità del documento e quindi l’inesistenza di un maggior imponibile, provare che l’operazione commerciale in realtà non è stata mai posta in essere, anche attraverso elementi presuntivi».

Non è quindi sufficiente la prova da parte dell’amministrazione finanziaria di un «ragionevole sospetto in ordine all’inesistenza dell’operazione economica», ma occorre che la stessa fornisca in giudizio la prova della «inesistenza dell’operazione, anche mediante presunzioni».

Cassazione, sentenza 11 novembre 2015, n. 23065

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Cassazione: validi gli atti firmati dai dirigenti decaduti

Sono validi gli atti firmati dai dirigenti decaduti per effetto della sentenza 37/2015 della Corte Costituzionale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con le sentenza 22800, 22803 e 22810, che fissano un importante principio: la delega di firma al funzionario incaricato che non ha sostenuto un concorso da dirigente non è, di per sé, motivo di nullità. La delega, tuttavia, non può essere “in bianco” ma deve identificare precisamente il funzionario che deve firmare.

L’articolo 42 del Dpr 600/73 prevede che l’avviso di accertamento sia firmato dal capo dell’ufficio o da un altro impiegato alla carriera direttiva da lui delegato. Per impiegati della carriera direttiva sono da intendersi i funzionari della terza area.

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Il contraddittorio deve precedere qualsiasi tipo di accertamento

Il contraddittorio è sempre dovuto, anche nel caso non ci sia stata una verifica fiscale presso il contribuente. La mancata instaurazione della dovuta fase del procedimento determina nullità dell’atto di accertamento.

Lo hanno ribadito i giudici della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, con sentenza depositata il giorno 8 maggio 2015, n. 1952. Secondo i giudici lombardi, che dovevano giudicare il caso di un avviso di accertamento originato da un questionario, cui aveva fatto seguito un incontro presso l’ufficio, verbalizzato con “verbale del contraddittorio”, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sancisce il diritto, per ogni persona, di essere sentita prima dell’adozione di qualsiasi decisione che possa incidere in modo negativo sui suoi interessi.

CTR Lombardia, sentenza 8 maggio 2015 n. 1952