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Reclamo-mediazione esteso a tutti gli enti impositori

La procedura di reclamo mediazione, oggi  prevista solo per gli atti emessi dall’agenzia delle Entrate del valore fino a 20mila euro, è estesa agli atti emessi da tutti gli enti impositori, nonché dagli agenti della riscossione (Equitalia) e dai concessionari locali.

Sarà dunque possibile reclamare le cartelle di pagamento non solo per eccepire la violazione dell’iscrizione a ruolo da parte dell’Agenzia, ma anche formulare censure in merito alla legittimità della stessa cartella per vizi propri commessi da Equitalia. Anche gli avvisi di classamento con cui l’ufficio provinciale Territorio dell’agenzia delle Entrate rettifica il classamento di un immobile, pur essendo atti di valore indeterminabile, saranno impugnabili mediante reclamo.

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Aumentate le soglie di punibilità penale per le violazioni fiscali

Con l’approvazione dei decreti attuativi della delega fiscale salgono le soglie di punibilità penale per i reato di mancato versamento. Sale a 250 mila euro la soglia di punibilità fiscale per il mancato versamento di IVA. Non sarà più reato, inoltre, l’omesso versamento di ritenute fino a 150 mila euro.

Sale da 50 mila euro a 150 mila euro di imposta evasa e il reato scatta anche quando l’imponibile evaso supera i 3 milioni di euro (prima il limite era di 2 milioni) o comunque il 10% del totale dei ricavi.

Il delitto di omessa presentazione della dichiarazione verrà sanzionato con la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni. Per il reato di occultamento e sottrazione di scritture contabili le pene saranno da un anno e sei mesi a sei anni.

indagini bancarie

Obbligatorio il contraddittorio nelle indagini finanziarie

Le indagini finanziarie devono essere obbligatoriamente, a pena di nullità dell’atto conseguente, precedute dal contraddittorio con il contribuente.

Lo ha recentemente ribadito la Suprema Corte con sentenza 18370 depositata il 18 settembre 2015, con la quale i giudici hanno accolto il ricorso di un contribuente motivandolo con la mancata instaurazione del contraddittorio, che doveva consentirgli di provare la non riferibilità delle movimentazioni riscontrate sul conto di un congiunto.

contratti

Nella tassazione della plusvalenza da cessione d’azienda è irrilevante il valore definito ai fini del registro

La definizione di maggior malore dell’avviamento effettuata ai fini dell’imposta di registro rappresenta solo una presunzione semplice per la tassazione della plusvalenza ai fini delle imposte sul reddito. In tal senso assume rilevanza la dichiarazione dell’acquirente di aver definito in adesione la rettifica ai fini dell’imposta di registro per pura convenienza economica, dato che in questi casi la definizione risulta meno onerosa delle spese per affrontare il relativo contenzioso tributario.

Il valore accertato al compratore ai fini del registro, quindi, può anche essere disattesa dal venditore se dimostra di aver venduto al prezzo indicato nell’atto di compravendita.

Sentenza Ctr Lombardia 27 luglio 2015, n. 3472

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La contestazione dell’abuso di diritto deve spiegarne gli elementi costitutivi

L’Agenzia delle Entrate, al fine di contestare validamente l’esercizio da parte del contribuente dell’abuso di abuso di diritto, deve dare indicazione analitica degli elementi che lo determinano. In particolare devono essere specificati il vantaggio fiscale conseguito dal contribuente, quale sia la norma violata, in che modo possa essere integrata la mancanza delle valide ragioni economiche e l’artificiosità della costruzione giuridica nel conseguimento del vantaggio fiscale “indebito”.

L’importante arresto è contenuto nella sentenza della Corte di Cassazione 18 settembre 2015, n. 18353.

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La nullità dell’atto non può essere rilevata d’ufficio

La nullità degli atti tributari non può essere rilevata dal giudice poiché occorre una specifica eccezione sollevata sin dal ricorso introduttivo proposto tempestivamente.

A sancire l’importante principio è stata la Suprema Corte, con sentenza 18 settembre 2015, n. 18448. La decisione potrebbe assumere rilievo nei casi di provvedimenti sottoscritti dai dirigenti decaduti dell’Agenzia delle Entrate: in questi casi, applicando il principio di diritto stabilito dalla Cassazione, la questione non potrebbe essere rilevata dal giudice in assenza di specifica eccezione effettuata con il ricorso da parte del contribuente.

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L’appello deve svolgersi tra tutte le parti del primo grado: integrazione del contraddittorio

La notifica fatta solo ad alcuni dei liticonsorti e non a tutti non determina l’inammissibilità dell’atto ma comporta solo l’ordine del giudice di integrare il contraddittorio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 17497 del 2 settembre 2015.

La Suprema corte ha ricordato che in presenza di più parti nel primo grado di giudizio, le stesse devono partecipare anche in secondo grado, al fine di evitare possibili contrasti di giudicati.

Cassazione 2 settembre 2015, n. 17497

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Impugnabile l’atto di annullamento parziale

Con sentenza 8 luglio 2015, n. 14243, la Corte di Cassazione ha stabilito che è impugnabile l’annullamento parziale, adottato in autotutela dall’Agenzia delle Entrate, di un provvedimento impositivo già divenuto definitivo.

Si tratta, secondo la Suprema Corte, di un atto contenente la manifestazione di una compiuta e definitiva pretesa tributaria, rispetto alla quale, pur se riduttivo dell’originaria pretesa, non può privarsi il contribuente della possibilità di difesa.