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Non si abusa del diritto se i risultati dell’operazione non possono essere raggiunti altrimenti

Se supportata da valide ragioni economiche, l’operazione di conferimento dell’azienda in una nuova società, con successiva cessione di quote, non determina abuso di diritto.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria della Lombardia, stabilendo che gli istituti della cessione d’azienda e della cessione di quote comportano effetti tutt’affatto diversi. E’ onere dell’Ufficio individuare uno strumento giuridico alternativo in grado di raggiungere gli stessi obiettivi economici prodotti dall’operazione contestata.

Ctr Lombardia sentenza 10 febbraio 2015 n. 390

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E’ nullo l’avviso di accertamento fondato su indagini finanziarie non preceduto da contraddittorio

La richiesta di giustificare ben 800 movimenti bancari in breve tempo appare vessatoria nei confronti del contribuente, tenuto ad una difficile, lunga e laboriosa attività di ricerca della documentazione bancaria, tale da pregiudicare il normale lavoro dello studio del ricorrente.

Il principio dell’obbligatorietà del contraddittorio endoprocedimentale trova un’esemplare applicazione in questo giudizio, nel quale la mancata collaborazione con dell’ufficio ha provocato effetti distorsivi in danno del ricorrente.

L’attività istruttoria non si è conclusa con l’emissione di un PVC e ciò determina ulteriori profili di nullità.

Le somme contestate si sono progressivamente ridotte in misura assai rilevante dimostrando la scarsa fondatezza della pretesa iniziale, anche in conseguenza della mancanza di contraddittorio.

CTP Treviso, sentenza 22 aprile 2015, n. 289.05.15

contratti

Le clausole penali del contratto possono essere approvate anche senza doppia firma

Le clausole penali inserite nel contratto non devono essere approvate con doppia firma ai sensi dell’articolo 1341 c.c. in quanto non sono clausole vessatorie.

Così ha deciso il Tribunale di Padova con sentenza 29 gennaio 2015, n. 274, ricordando che «in materia contrattuale le caparre, le clausole penali ed altre simili, con le quali le parti abbiano determinato in via convenzionale anticipata la misura del ristoro economico dovuto all’altra in caso di recesso o di inadempimento, non avendo natura vessatoria, non rientrano tra quelle di cui all’art. 1341 cod. civ . e non necessitano, pertanto, di specifica approvazione».

 

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Spetta al Fisco provare l’inesistenza delle operazioni fatturate

E’ a carico dell’Ente accertatore l’onere di provare l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. L’assolvimento dell’onere probatorio deve essere valutato dal giudice, che deve motivare in sentenza le ragioni che lo hanno indotto a tale convinzione.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con sentenza 17 aprile 2015, n. 7845.

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L’opzione per il regime ordinario svincola il contribuente dall’imponibile ai fini dell’imposta sugli intrattenimenti

Il contribuente che assoggettato al regime IVA speciale previsto dall’articolo 74 del DPR 633/1972 che opta per il regime ordinario è svincolato dall’imponibile determinato ai fini dell’imposta sugli intrattenimenti. Lo ha affermato la sentenza della CTR di Venezia, dopo che la Cassazione aveva cassato con rinvio una decisione di senso inverso.

CTR Venezia, sentenza 27 marzo 2015, n. 11/3/15

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Nell’accertamento induttivo il campione scelto deve rappresentare la realtà del contribuente

L’accertamento induttivo non costituisce una sanzione impropria a carico del contribuente, ma deve essere indirizzato alla ricerca della sua capacità contributiva.

La determinazione del reddito in base ad un campione di contribuenti esercenti la stessa attività, deve indagare soggetti aventi caratteristiche analoghe al soggetto accertato: la considerazione di un universo troppo ampio non è garanzia di equità e può portare a risultati non rispecchianti la capacità contributiva.

CTR Veneto, sentenza 24 marzo 2015, n. 563/30/15

locazioni

Locazioni, valido il contratto a canone crescente

E’ valida la clausola contrattuale che prevede un canone di locazione crescente negli anni, purché trovi giustificazione causale nell’assetto che le parti hanno dato ai rispettivi interessi nel contratto e non svolga la funzione di aggiornamento del canone svincolata dai criteri stabiliti dall’articolo 32 della legge 398/1978.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza 24 marzo 2015, n. 5849.

condominio

Solidarietà tra venditore ed acquirente per le spese condominiali

 

Venditore e compratore rispondono in solido nei confronti del condominio per le spese riguardanti la gestione in cui ha effetti la cessione e per quella precedente.

Lo ha deciso il Tribunale di Milano con la sentenza n. 1240 del 20 marzo 2015, stabilendo che, indipendentemente però da eventuali accordi in sede di rogito notarile tra vecchio e nuovo condomino, l’amministratore possa rivolgersi sia al nuovo che al vecchio condomino per chiedere il pagamento delle spese inerenti il predetto periodo. La sentenza ha inoltre puntualizzato che l’obbligo di pagare le spese condominiali resta in capo a colui che era proprietario dell’immobile al momento in cui è stato erogato il servizio o eseguito l’intervento comune a cui la spesa fa capo.

 

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Dopo l’accesso è obbligatorio il verbale di chiusura delle operazioni

Dopo aver effettuato l’accesso, i verificatori devono obbligatoriamente emettere il verbale di chiusura delle operazioni di verifica e l’invito al contraddittorio, ritenuti presupposti essenziali per assicurare la partecipazione del contribuente al procedimento di accertamento.

Lo ha affermato la Suprema corte con sentenza 17 aprile 2015, n. 7843, riformando la decisione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia che aveva ritenuto che il rilascio del verbale di chiusura delle operazioni fosse necessario unicamente in presenza di verifica fiscale.

La Corte di Cassazione ha affermato che le norme in tema di accessi prevedono che «di ogni accesso deve essere redatto processo verbale da cui risultino le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al contribuente o a chi lo rappresenta e le risposte ricevute», e che lo Statuto dei diritti del contribuente  impone che dopo il rilascio del verbale di chiusura devono decorrere almeno 60 giorni prima dell’emissione dell’accertamento.