giugno

La dichiarazione dei redditi è emendabile anche in sede contenziosa

Cassazione, V sezione tributaria, 28.11.2014, n. 4049/15 (depositata 27.02.2015)

Il contribuente può correggere la dichiarazione dei redditi presentata anche in sede di impugnazione dell’atto impoesattivo comunicato dall’Ente impositore.

Lo ha stabilito la sezione tributaria della corte di Cassazione, con sentenza 4049 pronunciata il 28 novembre 2014 e depositata il 27 febbraio 2015.

Il caso riguardava un errore commesso nella compilazione della dichiarazione, nella quale era stata erroneamente considerata imponibile ai fini IRAP una plusvalenza conseguita con una cessione di azienda. Avvedutasi dell’errore, la società aveva presentato un’istanza di modifica del modello unico, ritenuta tardiva dall’Agenzia delle Entrate.

Ricordando un orientamento granitico secondo il quale le dichiarazioni fiscali non sono atti negoziali o dispositivi e non costituiscono il titolo dell’obbligazione tributaria, i supremi giudici hanno affermato che le dichiarazioni di scienza, qual è la dichiarazione dei redditi, possono essere liberamente emendate e ritrattate dal contribuente, fino in sede processuale.

cancellazione

Nullo l’accertamento nei confronti della società estinta

E’ nullo poiché emesso nei confronti di un soggetto giuridicamente inesistente l’avviso di accertamento effettuato nei confronti della società estinta. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Siracusa nella sentenza 111/1/2015.

La decisione del giudice siciliano assume particolare importanza alla luce delle novità normative che hanno introdotto la possibilità di effettuare accertamenti nei confronti delle società estinte entro 5 anni dalla cancellazione.

CTP_Siracusa_Sentenza_ 111_1_2015

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Nelle indagini bancarie valida la prova fornita per presunzioni semplici

La sezione VI della Corte di Cassazione (26.11.2014, n. 3777/15) ha ritenuto che, nell’accertamento da indagini finanziarie, la prova contraria possa essere data anche per presunzioni semplici, da sottoporre all’attenta valutazione del giudice.
In tal senso, in ossequio al principio di capacità contributiva, nelle indagini bancarie non devono essere considerati solo i maggiori ricavi ma anche l’incidenza percentuale dei costi, che vanno comunque detratti dall’ammontare dei prelievi non giustificati.

Cass. 26.11.2014, n. 3777

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L’emissione di fatture intestate alla società estinta va contestata all’autore della violazione

Nel caso di emissione di fatture con intestazione alla società estinta è nullo l’avviso di accertamento inviato alla società o al socio quale prosecutore di una società oggetto di trasformazione involutiva. L’avviso di accertamento va intestato all’effettivo autore della violazione.

Sentenza CTR Venezia 13.02.2015, n. 376/30/15

 

crisi

La crisi non giustifica il mancato versamento di imposte

Per la terza sezione penale della Corte di Cassazione, per non rispondere dei reati di omesso versamento delle imposte non è sufficiente provare la crisi economica che ha investito l’azienda ma è necessario documentare anche l’effettiva impossibilità per l’imprenditore di fronteggiare altrimenti la crisi. Non basta così argomentare l’inadempimento con il mancato incasso di crediti vantati e il pagamento degli stipendi ai dipendenti.
Secondo la Suprema Corte potrebbero verificarsi casi in cui sia possibile invocare l’assenza di dolo o l’assoluta impossibilità di adempiere all’obbligazione tributaria, il cui apprezzamento è devoluto al giudice del merito.
È necessario, però, l’assolvimento degli oneri di allegazione che, circa la crisi di liquidità, devono avere attinenza, non soltanto all’aspetto della non imputabilità all’azienda della crisi economica, ma anche all’impossibilità di non poterla adeguatamente fronteggiare tramite il ricorso, da parte dell’imprenditore, di idonee misure da valutarsi in concreto.

Cassazione, sez. III penale, sentenza 7429

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Indagini bancarie: PVC obbligatorio anche nel caso di indagini a tavolino

Anche nel caso di controlli a tavolino l’Agenzia delle Entrate deve essere approntato e notificato al contribuente verificato un P.V.C. o comunque di un verbale di chiusura delle indagini per il cui esame e per le eventuali sue difese il contribuente deve godere di un termine di giorni 60.

La mancanza di PVC determina l’illegittimità e la nullità degli avvisi  emessi senza il rispetto della procedura. La totale carenza di p.v.c. (e/o del verbale di completamento delle indagini) e la conseguente mancata consegna al contribuente non può esser giustificata dal fatto che il controllo fiscale non era consistito in una vera e propria verifica con l’accesso presso i locali aziendali ma da una mera richiesta di informazioni bancarie tramite questionario.

C.T.P. Treviso – Sezione III – Sentenza n. 874 del 3 dicembre 2014

 

dogana

Obbligo di contraddittorio anche per l’Agenzia delle dogane

La Ctr Liguria 36/5/2015 ha stabilito che l’obbligo di instaurare il contraddittorio preventivo con il contribuente vale anche per l’agenzia delle Dogane, anche in assenza di un accesso diretto in azienda e in caso di presentazione delle osservazioni da parte del contribuente all’atto di constatazione delle violazioni.

È previsto da una nota interna dell’amministrazione e il diritto a contraddire entro un termine ragionevole è tutelato dalla Carta Ue. Inoltre l’emissione del successivo accertamento senza il rispetto di tale termine viola la Costituzione. La Ctr Liguria 36/5/2015

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Mancanza di data nella notifica

Cassazione, sentenza del 27/09/2007 n. 20357 – parte 1
Intitolazione:

Imposte sui redditi – Accertamento – Avviso di accertamento -
Notificazione – Data – Elemento essenziale – Deduzione da
documenti estrinseci – Esclusione.
Massima:
La data della notificazione degli avvisi di accertamento – la cui mancanza
determina la nullita’ della stessa, trattandosi di elemento essenziale della
relata, ai sensi dell’art. 148 del codice di procedura Civile – non puo’
essere dedotta da documenti estrinseci, bensi’ esclusivamente dalle
risultanze della copia dell’atto consegnata al destinatario.
*Massima redatta dal Servizio di documentazione Economica e Tributaria.
Testo:
Ritenuto in fatto
che G.G. impugno’ dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di
Vibo Valentia la cartella di pagamento emessa dal comune di Mileto e
concernente l’Ici dovuta per gli anni dal 1993 al 1997, contestando
preliminarmente la validita’ della notificazione degli avvisi di
accertamento richiamati in cartella, in quanto privi della data della
notificazione;
che la Commissione adita rigetto’ il ricorso;
che l’appello proposto dalla contribuente venne respinto, con la
sentenza indicata in epigrafe, dalla Commissione tributaria regionale della
Calabria, la quale osservo’, per quanto qui interessa, che non era da
prendere in considerazione la mancata notifica lamentata dall’appellante,
“perche’ cio’ e’ rilevabile dalla cartella esattoriale e dai tabulati delle
notifiche in possesso del comune”, e che “la nullita’ lamentata e’ stata
sanata dalla costituzione in giudizio del destinatario dell’atto notificato”;
che avverso tale sentenza G.G. propone ricorso per cassazione;
che l’intimato comune di Mileto non si e’ costituito.
Considerato in diritto
che, con il primo motivo, la ricorrente denuncia la violazione e falsa
applicazione degli artt. 148 e 156 del codice di procedura civile, nonche’
vizio di motivazione, lamentando che la prova dell’avvenuta notifica degli
avvisi di accertamento non poteva essere fornita da elementi indiretti; con
il secondo motivo, si duole ancora della mancata conoscenza degli avvisi di
accertamento (i quali avrebbero dovuto essere emessi nei confronti di tutti
i comproprietari dei beni), la cui nullita’ della notificazione non poteva
essere sanata a seguito della proposizione del ricorso; con il terzo motivo,
infine, denuncia “difetto di motivazione ed omessa pronuncia” in relazione a
richieste istruttorie non accolte dal giudice di merito;
che il ricorso e’ manifestamente fondato limitatamente alle assorbenti
censure relative alla validita’ della notificazione degli avvisi di
accertamento, poiche’, da un lato, la data della notificazione – la cui
mancanza determina la nullita’ della stessa, trattandosi di elemento
essenziale della relata, ai sensi dell’art. 148 del codice di procedura
civile – non puo’ essere dedotta, come ha affermato il giudice a quo, da
documenti estrinseci, bensi’ esclusivamente dalle risultanze della copia
dell’atto consegnata al destinatario (Cass. n. 6309 del 1994 e n. 4358 del
2001), e, dall’altro, la sanatoria, per raggiungimento dello scopo ex art.
156 del codice di procedura civile, della nullita’ della notificazione di un
avviso di accertamento si verifica solo a seguito dell’impugnazione dello
stesso atto invalidamente notificato, ma non certo di un atto diverso, quale
la cartella di pagamento, della quale il primo costituisce l’atto
presupposto (Cass. n. 15849 del 2006);
che, in conclusione, il ricorso va accolto nei limiti indicati, con
assorbimento di ogni altra censura, la sentenza impugnata deve essere
cassata e la causa rinviata ad altra Sezione della Commissione tributaria
regionale della Calabria, la quale procedera’ a nuovo esame della
controversia, uniformandosi agli enunciati principi, oltre a provvedere
anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimita’.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa la sentenza
impugnata e rinvia la causa, anche per le spese, ad altra Sezione della
Commissione tributaria regionale della Calabria.