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Registro, il nuovo avviso di liquidazione in rettifica annulla il precedente

Corte di Cassazione, sez. trib., sentenza 12 maggio 2010, n. 11460
Rilevato in fatto
L’Ufficio Tributi del Comune di Verona notificava, alla societa’ Riva Acciaio S.p.A., proprietaria di aree edificabili identificate nel P.R.G. in zona 18 (zona industriale), tre distinti avvisi di accertamento I.C.I. per gli anni 1998, 1999 e 2000 relativi ad altre aree, coltivate a vigneto e denunciate come aree agricole ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 11.
La societa’ impugnava innanzi alla C.T.P. di quella citta’ detti atti, chiedendone l’annullamento in quanto non suscettibili di edificazione stante il vincolo paesaggistico ed idrogeologico. La relativa udienza veniva fissata e, nelle more, in data 11.8.2003, il Comune depositava memoria con la quale produceva altri tre motivi di accertamento in rettifica dei primi, non notificati alla controparte, chiedendo la conferma della pretesa impositiva nei limiti dei nuovi accertamenti rettificati, nei quali l’indice di edificabilita’ veniva portato da 0,80 a 0,40 ed il valore de terreno da Euro 53 ad Euro 33, riducendo cosi’ l’imposta, gli interessi e le sanzioni.
La C.T.P., riuniti i ricorsi, li accoglieva, affermando che la mancanza di piani attuativi e, comunque, i vincoli paesaggistici ed idrogeologici sussistenti sul terreno per la contiguita’ al fiume Adige, con pericolo di esondazione, escludevano sostanzialmente la natura edificatoria dell’area in esame ai fini I.C.I.. Impugnava l’ente territoriale, chiedendo la riforma della sentenza impugnata e la conferma della pretesa impositiva nei limiti dei nuovi accertamenti rettificati. Resisteva la societa’, eccependo l’inammissibilita’ dell’appello perche’ finalizzato a far valere una pretesa nuova non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente e la maturata decadenza in relazione a due delle annualita’ in contestazione.
La C.T.R. rigettava l’appello, dichiarando la cassazione della materia del contendere e condannando il Comune al pagamento delle spese.
Avverso detta decisione il Comune di Verona propone ricorso per cassazione sulla base di quattro motivi. La societa’ Riva Fire S.P.A. (gia’ Riva Acciai), resiste con controricorso e ricorso incidentale condizionato, articolato in unico motivo, integrato da memoria.
Considerato in diritto
Con il primo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 54, e art. 112 c.p.c., per avere la C.T.R. definito il gravame proposto decidendo la questione processuale ritenuta erroneamente oggetto del giudizio d’appello, mentre sussistevano tutte le condizioni per la trattazione della causa nel merito, senza, peraltro, che la controparte avesse richiesto la cessazione della materia del contendere con appello incidentale.
Con la seconda doglianza proposta in via subordinata si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. b. 546 del 1992, art. 57, per avere la C.T.R. deciso su eccezioni nuove non proposte in primo grado, come la richiesta d’inammissibilita’ dell’appello formulata nelle controdeduzioni avversarie.
Con il terzo motivo si lamentano la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 11, per avere la C.T.R. ritenuto illegittima la procedura seguita dall’Ufficio tributi, pur riconoscendo che questo aveva chiesto che la pretesa venisse confermata nei limiti dei nuovi accertamenti rettificati, ritenendo che rientrasse nei poteri dell’Ente impositore la riduzione della pretesa originaria, non essendo un nuovo accertamento ma solo una revoca parziale del primo a seguito del recepimento di talune considerazione della contribuente.
Con l’ultima censura si deducono la violazione e falsa applicazione dell’art. 156 c.p.c., art. 157 c.p.c., commi 1 e 2, per avere la C.T.R. erroneamente ritenuto che il Comune con il deposito dei tre accertamenti in rettifica, avesse modificato sia il petitum che la causa petendi, con conseguente nullita’ dell’intero processo, mentre non era stata introdotta alcuna nuova causa petendi ma solo un ridimensionamento del petitum.
Con l’unico motivo di ricorso incidentale la societa’ lamenta che la C.T.R. abbia rigettato l’appello anziche’ piu’ correttamente dichiararlo inammissibile.
Occorre in via pregiudiziale riunire il ricorso n. 6922 del 2006 a quello n. 3345 del 2006 ex art. 335 c.p.c., in quanto proposti avverso la stessa sentenza.
Il ricorso principale e’ infondato.
Lamenta sostanzialmente il Comune che la C.T.R. abbia ritenuto illegittima la procedura seguita dall’Ufficio Tributi, pur riconoscendo che questo aveva chiesto che la pretesa venisse confermata nei limiti dei nuovi accertamenti rettificati, sostenendo che rientrasse nei poteri dell’Ente impositore la riduzione della pretesa originaria, non essendo un nuovo accertamento ma solo una revoca parziale del primo. Conseguentemente contesta la decisione di cassazione della materia del contendere emessa dai giudici del gravame sulla base dell’annullamento dei pregressi atti di accertamento.
La possibilita’ per l’Amministrazione di emettere piu’ avvisi di accertamento nei confronti dello stesso contribuente ed aveva ad oggetto il medesimo presupposto d’imposta e’ circoscritta, nell’ordinamento vigente, a casi ben determinati, e non puo’ essere riconosciuta indiscriminatamente. Peraltro, non si puo’ neppure in corso di causa sostituire gli atti oggetto del giudizio.
Infatti questa Corte ha gia’ avuto modo di pronunciarsi su questioni analoghe, statuendo che “in tema di imposta di registro, l’emissione di un nuovo avviso di liquidazione, con il quale il competente Ufficio del registro ha modificato in aumento il precedente avviso, integrando una pretesa tributaria nuova, rispetto a quella originaria, sostituisce quella precedente con caducazione d’ufficio di quest’ultimo; ne consegue la cessazione della materia del contendere nel giudizio avente ad oggetto il relativo rapporto sostanziale venendo meno l’interesse ad una decisione relativa ad un atto – di primo avviso – sulla cui base non possono piu’ essere avanzate pretese tributarie di alcun genere, dovendosi avere riguardo unicamente al nuovo avviso che lo ha sostituito”. (Cfr. ex multis, Cass. civ. Sent. nn. 16704 del 2007, n. 16792 del 2002, in tema d’imposta sui redditi).
Detto principio e’ completamente condiviso dal collegio.
Conseguentemente, i (Ndr: testo originale non comprensibile) del ricorso principale rende superfluo l’esame del ricorso incidentale che puo’ essere dichiarato assorbito.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.
P.Q.M.
La Corte, riuniti i ricorso, respinge il principale, dichiara assorbito quello incidentale e condanna il Comune alle spese che si liquidano in Euro 2.200,00, di cui Euro 2.000,00, per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge

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No all’induttivo per mancata risposta al questionario (Cass. 11.05.2010, n. 11423)

Corte di Cassazione, sez. trib., ordinanza 11 maggio 2010, n. 11423
In fatto e in diritto
Il contribuente di cui in epigrafe propone ricorso per cassazione nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e avverso la sentenza con la quale la C.T.R. Puglia, in controversia concernente impugnazione di avvisi di accertamento per Irpef e Ilor in relazione al 1988, accoglieva solo parzialmente l’appello dei contribuenti, sostenendo, per quel che in questa sede ancora rileva che gli avvisi opposti dovevano ritenersi congruamente motivati e che, a fronte del mancato riscontro della società al questionario inviatole dall’Ufficio, quest’ultimo aveva legittimamente provveduto a recuperare a tassazione i fitti passivi e le spese bancarie dichiarate dal contribuente, non avendone potuto verificare l’attinenza alla produzione del reddito.
Per quanto concerne il secondo e il quarto motivo (che vanno esaminati per primi in ordine logico in quanto con essi si censura sotto diversi profili la sentenza impugnata per non aver ritenuto il difetto dì motivazione degli avvisi opposti) è sufficiente osservare che, secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimità in base al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, sancito dall’art. 366 c.p.c., qualora il ricorrente censuri la sentenza di una commissione tributaria regionale sotto il profilo della congruità del giudizio espresso in ordine alla motivazione di un avviso di accertamento – il quale non è atto processuale,bensì amministrativo, la cui motivazione, comprensiva dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che lo giustificano costituisce imprescindibile requisito di legittimità dell’atto stesso -, è necessario, a pena di inammissibilità, che il ricorso riporti (cosa che nella specie non è accaduta) testualmente i passi della motivazione di detto atto che si assumono erroneamente interpretati o pretermessi dal giudice di merito, ai fine di consentire alla Corte di cassazione di esprimere il suo giudizio in proposito esclusivamente in base al ricorso medesimo (v. cass. n. 15867del 2004).
È inoltre da rilevare che gli avvisi opposti non risultano specificamente depositati unitamente al ricorso per cassazione, onde i motivi .sarebbero in ogni caso improcedibili ai sensi dell’art. 369 n. 4 c.p.c., a norma del quale, insieme col ricorso (e pertanto nello stesso termine previsto dal primo comma del citato art. 369 c.p.c.) devono essere depositati a pena di improcedibilità “gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda” non rilevando a tal fine la richiesta, di acquisizione del fascicolo d’ufficio dei gradi di merito, né, eventualmente, il deposito del suddetto fascicolo o di quello di parte (che in ipotesi tali atti contenga), ovvero il deposito generico di atti non specificamente individuati.
Il primo motivo di ricorso (col quale, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 38 e 39 comma 2 d.p.r. 600/73, si censura la sentenza impugnata per avere i giudici d’appello; affermato che, in presenza di mancata risposta al questionario, l’Ufficio aveva legittimamente proceduto alla rettifica del reddito) è manifestamente fondato, considerato che dalla sentenza impugnata risulta che il ricorso introduttivo nella presente controversia è stato proposto nel 1997 (dovendo pertanto collocarsi l’omissione de qua in epoca antecedente) e che, secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimità, la mancata risposta del contribuente ad un questionario inviatogli dall’ufficio non legittima, di per sé sola, una rettifica del reddito d’impresa in via induttiva, ai sensi dell’art, 39, comma secondo, lettera d) , del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ove tale omissione si sia- verificata prima dell’entrata in vigore del l’art. 25 della legge 18 febbraio 1999, n. 28, stante la tassatività delle ipotesi, previste dalle lettere a) , b) , c) e d) del citato art. 39, comma secondo,, nel testo all’epoca vigente (v. tra le altre cass. n. 16049 del 2005).
Infine, le censure di cui al terzo e al quinto motivo (con le quali si deduce vizio di motivazione) risultano inammissibili perché carenti in relazione al secondo comma dell’art. 366 bis c.p.c., a norma del quale è richiesta una illustrazione che, pur libera da rigidità formali, si deve concretizzare in una esposizione chiara e sintetica del fatto controverso – in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria – ovvero delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza rende
inidonea la motivazione a giustificare la decisione, essendo peraltro da evidenziare che, secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimità, l’onere di indicare chiaramente tale fatto ovvero le ragioni per le quali la motivazione è insufficiente, imposto dal citato art. 366 bis c.p.c., deve essere adempiuto non già e non solo illustrando il relativo motivo di ricorso, ma anche formulando, al termine di esso, una indicazione riassuntiva, e sintetica, che costituisca un“quid pluris” rispetto all’illustrazione del motivo, e che consenta al giudice di valutare immediatamente l’ammissibilità del ricorso (v. Cass. n. 8897 del 2008) ed inoltre non autosufficienti.
È inoltre da aggiungere, con riguardo al quinto motivo, che la censura attiene non alla motivazione in fatto bensì alla motivazione in diritto della sentenza impugnata.
Il primo motivo di ricorso deve essere pertanto accolto e gli altri motivi rigettati. La sentenza impugnata deve essere cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio ad altro giudice che provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.
P.Q.M.
Accoglie il primo motivo di ricorso, rigettati gli altri. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia anche per le spese a diversa sezione della C.T.R. Puglia