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Obbligo PEC per i professionisti

Obbligo PEC per i professionisti

L’art. 16 del decreto legge n. 185/2008 ha introdotto l’obbligo, per le imprese costituite in forma societaria (sono escluse le imprese individuali), i professionisti iscritti in Albi o elenchi istituiti con legge dello Stato e le Amministrazioni pubbliche, di dotarsi di una casella di posta elettronica certificata (PEC). L’indirizzo della propria casella di posta elettronica certificata deve essere: per le imprese costituite in forma societaria:
- comunicato al Registro delle Imprese;
- entro il 29.11.2011 qualora le stesse siano già costituite al 29/11/2008 ovvero all’atto dell’iscrizione al Registro stesso se costituite successivamente a tale data. per i Professionisti:
- comunicato al rispettivo Ordine / Collegio di appartenenza entro il prossimo 29 novembre 2009.

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Accertamento induttivo e sbilancio di contabilità (Cass. 16.12.2009, n. 26341)

Corte di Cassazione, sez. trib., sentenze 16 dicembre 2009, n. 26341
Svolgimento del processo
A seguito dell’esame della dichiarazione IVA relativa all’anno 1993 presentata dalla ditta […]che
esponeva un credito IVA chiesto a rimborso per L. 17.470.000, derivante anche da riporti di anni
precedenti, l’Ufficio IVA di Ancona disponeva controllo contabile. Da tale controllo emergeva che
per gli anni 1991, 1992, 1993 la contabilità della ditta evidenziava un volume di affari inferiore al
costo del venduto con aumento anomalo delle scorte di magazzino ed insufficienza dei ricavi a
coprire i costi di gestione, anche in forza delle basse percentuali di ricarico.
Tale situazione era particolarmente evidente nel 1993, per cui l’Ufficio emetteva nel 1999 avviso di
accertamento per tale anno, determinando una percentuale di ricarico sulle merci vendute pari al
30%, così portando in attivo la gestione, con integrazione del volume di affari dichiarato di L.
735.866.000 con la somma di L. 126.469.500, cui corrispondeva IVA per L. 15.176.000, il cui
rimborso veniva quindi negato. Non erano applicate sanzioni ai sensi del disposto di cui al D.Lgs. n.
472 del 1997, art. 8 essendo deceduto il titolare della impresa in data 10/9/1994, cui era
successivamente subentrato il nuovo titolare A.V.. Questi impugnava l’avviso di accertamento
innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Ancona, la quale accoglieva il ricorso con
sentenza n. 45/04/01 in data 13/3/2001.
Appellava l’Ufficio e la Commissione Tributaria Regionale delle Marche con sentenza n. 53/8/04 in
data 14/12/2004, depositata in pari data, respingeva il gravame, confermando la decisione
impugnata. Propongono ricorso per Cassazione il Ministero della Economia e delle Finanze e la
Agenzia delle Entrate, con un motivo. La ditta intimata non svolge attività difensiva.
Motivi della decisione
Preliminarmente, va rilevata la inammissibilità del ricorso proposto dal Ministero della Economia e
della Finanze: nel caso di specie al giudizio innanzi la Commissione Regionale ha partecipato
l’ufficio periferico di Ancona della Agenzia delle Entrate, successore a titolo particolare del
Ministero, ed il contraddittorio è stato accettato dal contribuente senza sollevare alcuna eccezione
sulla mancata partecipazione del Ministero, che così risulta, come costantemente ha rilevato la
giurisprudenza di questa Corte, (ex plurimis v. Cass. n. 3557/2005) estromesso implicitamente dal
giudizio, con la conseguenza che la legittimazione a proporre ricorso per Cassazione sussisteva
unicamente in capo alla Agenzia. L’Agenzia deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n.
633 del 1972, art. 55 e dell’art. 2697 c.c. e segg. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la
Commissione ritenuto, sulla premessa che le scritture contabili erano regolari e non erano emerse
infedeltà ed omissioni, che l’accertamento induttivo fosse illegittimo perchè l’unico presupposto era
la insufficienza del valore aggiunto dichiarato, ovvero della percentuale di ricarico, che, ad avviso
dell’Ufficio, faceva presumere la inattendibilità dei dati esposti dal contribuente; dato che non
poteva essere sostituito da altro tratto dalle medie di settore, a sua volta frutto di valutazioni
meramente statistiche inidonee a loro volta ad integrare una prova presuntiva sufficientemente
attendibile.
Sostiene l’Agenzia, in primo luogo, che la tenuta di contabilità in maniera formalmente regolare
non è di ostacolo alla rettifica dei redditi di impresa delle persone fisiche, in presenza di un
comportamento imprenditoriale assolutamente contrario ai canoni della economia; ed inoltre che
non erano state applicati i ricarichi medi di settore, bensì ricarichi minimi, quantificati in modo tale
“da garantire almeno la sopravvivenza della attività commerciale in questione”. Il motivo non è
fondato.
È indubbiamente esatto che per consolidata giurisprudenza può procedersi ad accertamento
induttivo anche in caso di contabilità formalmente regolare, nel caso in cui l’attendibilità della
stessa risulti inficiata da presunzioni contrarie anche semplici, purchè siano gravi, precise e
concordanti (v. Cass. n. 7184 del 2009). Ed inoltre, ai sensi del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, art. 62
sexies convertito in L. 29 ottobre 1993, n. 427, l’Ufficio può procedere ad accertamento induttivo
anche in caso di contabilità apparentemente regolare, in deroga ai limiti di cui al D.P.R. n. 633 del
1972, artt. 54 e 55 anche in caso di esistenza di “gravi incongruenze” tra i ricavi, i compensi ed i
corrispettivi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dalle caratteristiche e dalle condizioni di
esercizio della specifica attività svolta, ovvero dagli studi di settore elaborati ai sensi dello stesso
D.L. n. 331 del 1993, art. 62 bis.
Nella specie, tuttavia, a tenore del ricorso, l’unica presunzione in forza della quale si è proceduto ad
accertamento induttivo in presenza di contabilità formalmente regolare è costituito dallo sbilancio
tra costi e ricavi. Dichiaratamente, non vi è riferimento alcuno a studi di settore od indagini
statistiche mirate, talchè in ricorso nemmeno si nomina la natura della attività commerciale svolta
dalla intimata ed il tipo di merce trattata (dalla sentenza impugnata emerge trattarsi di commercio
all’ingrosso di capi di abbigliamento).
La limitatezza della argomentazione presuntiva presa a fondamento postula che lo stato economico
della ditta presenti caratteristiche di stranezza, singolarità, contrasto con elementari regole
economiche di esperienza da essere immediatamente percepibile come inattendibile secondo il
senso comune.
Così non è: i dati dell’anno in contestazione sono i seguenti: spese per acquisti L. 778.389.000;
spese per personale L. 49.000.000; ricavi L. 735.866.000. Lo sbilancio assomma a L. 91.523.000;
un dato certo rilevante, ma non singolare o tale da prospettare di per sè, ove veritiero, il fallimento
dell’impresa. Peraltro, manca ogni accenno allo stato patrimoniale della medesima impresa
commerciale. Quanto ai risultati degli esercizi 1991 e 1992 che a dire dell’Ufficio dovrebbero
corroborare l’assunto di inattendibilità della contabilità, i dati esposti in ricorso sono limitati e non
documentati, in violazione dei principi di autosufficienza del ricorso; ma, anche ove assunti come
validi, il risultato di deficit commerciale significativo, ma non ingente ed apparentemente
insostenibile, non cambia. Nè può essere assunta a convalida della condotta dell’Ufficio, quale
ulteriore elemento presuntivo di segno negativo, l’assenza di giustificazione di tale condotta da
parte del titolare dell’impresa responsabile della gestione in quanto tale soggetto, l’unico in grado di
fornire chiarimenti, come dichiarato dall’Ufficio, era deceduto nel 1994, circa 5 anni prima
dell’accertamento.
Ne consegue che gli elementi presuntivi su cui si è basato l’Ufficio non sono nè gravi, nè precisi, nè
concordanti.
L’accertamento è pertanto illegittimo, come ritenuto dai giudici di merito. L’argomento di cui sopra
ha natura assorbente. Peraltro, non appare inutile osservare che la misura di ricarico applicata,
svincolata da studi di settore mirati, e tesa soltanto a portare in lieve avanzo il bilancio (e ad
azzerare praticamente il credito di IVA del contribuente) è del tutto arbitraria, in quanto la mera
enunciazione dello scopo prefisso non può certo sostituire un criterio razionale di determinazione
della entità della variazione, che deve preesistere alla stessa e prescindere dall’effetto della
medesima sul bilancio della società.
Il ricorso deve quindi essere rigettato.
Nulla per le spese, non avendo la intimata svolto attività difensiva.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso del Ministero; rigetta il ricorso della Agenzia. Nulla per
le spese.

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Studi di settore: illegittimo l’accertamento che non valuta l’omogeneità del contribuente al cluster

Negli accertamenti da studi di settore l’Ufficio deve verificare l’omogeneità della situazione aziendale del contribuente con il cluster nel quale è inserito. In mancanza di valutazione l’accertamento è illegittimo.

Sentenza CTP Treviso 23 settembre 2009, n. 94

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Trattamento fiscale rimborso Inarcassa

Buongiorno,
La presente per chiederLe chiarimenti sul trattamento fiscale dei contributi
Inarcassa restituiti con l’art. 42.9 dello statuto.
La somma si componeva di contributi e interessi. Sugli interessi è stata
applicata la r.a. del 12.50 . Ora in sede di dichiarazione IRPEF devo
applicare sul totale del restituito l’aliquota che risulta dal mio reddito o una
parte ne è esente?
Grato dell’attenzione, con l’occasione Vogliate gradire i più distinti saluti.

 

L’articolo 42.9 dello Statuto di Inarcassa tratta il caso degli iscritti che al compimento del
sessantacinquesimo anno di età non hanno maturato i requisiti assicurativi per la
pensione di vecchiaia. A costoro è concessa la facoltà di chiedere la restituzione dei
contributi riferiti ai periodi antecedenti il giorno 1 gennaio 2004.
Il vostro iscritto chiede le modalità di tassazione del rimborso ricevuto, che è costituito
da contributi ed interessi.
CONTRIBUTI
Ai sensi dell’articolo 17, comma 1, numero n-bis, del D.P.R. 917/1986 (Testo Unico
imposte sui redditi) “le somme conseguite a titolo di rimborso di imposte o di oneri
dedotti dal reddito complessivo per i quali si è fruito della detrazione in periodi di
imposta precedenti” sono assoggettate a tassazione separata. Nel caso il contribuente
negli anni precedenti abbia usufruito della deduzione dei contributi versati, la somma
rimborsata va inserita nel quadro RM della dichiarazione (righe RM8 E RM9 dell’Unico
2009) ed assoggettata a tassazione separata (salvo opzione, possibile, per la tassazione
ordinaria) Nel caso di tassazione separata, il contribuente dovrà versare un acconto pari
al 20 % del rimborso percepito. L’Agenzia delle Entrate liquiderà l’ammontare
effettivamente dovuto (determinato con l’aliquota applicabile alla metà del reddito
conseguito nel biennio precedente l’anno di percezione, con un massimo del 27%) e,
stornato l’acconto versato, provvederà a recuperare il credito con cartella esattoriale.
INTERESSI
La ritenuta del 12% è effettuata a titolo d’imposta, pertanto l’effettuazione del prelievo
alla fonte esaurisce la tassazione del contribuente, che pertanto non dovrà indicare
alcunché in dichiarazione.
Cordiali Saluti.
Paolo Dalle Carbonare

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Accertamento integrativo

Sentenza del 25/05/2009 n. 51
Intitolazione:
Accertamento imposte sui redditi – Avviso di accertamento e
termini – Modifica o integrazione in aumento mediante notifica di
nuovi elementi – Art. 43, comma 3, DPR 29.09.1973, n. 600 – Condizioni e
limiti.
Massima:
Gli accertamenti integrativi, richiamato l’art. 43, comma 3, DPR 29.09.1973,
n. 600, non possono fondarsi sugli stessi elementi di fatto dell’originario
accertamento e comunque la conoscenza dei nuovi elementi deve essere
successiva a quella di cui al notificato originario accertamento. Il
requisito della sopraggiunta conoscenza di nuovi fatti va relazionato alla
data in cui la pregressa rettifica si e’ tradotta in avviso notificato di
modo che restano inutilizzabili gli elementi acquisiti prima di detta
notifica, ancorche’ dopo la redazione del precedente accertamento.

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Irreperibilità: necessaria l’affissione presso la sede

C.T.R. Lazio, sentenza del 26/01/2009 n. 26
Intitolazione:
ACCERTAMENTO – NOTIFICAZIONI – Irreperibilita’ della
societa’ e dell’amministratore. Affissione all’albo pretorio.
Non sufficiente.
Affissione presso la sede della societa’. Necessita’.

Massima:
In mancanza del riscontro dell’avvenuto perfezionamento della notifica con
il ricevimento dell’atto da parte della societa’, l’effettuazione
dell’affissione in busta chiusa e sigillata presso la sede dell’azienda
dell’avviso del deposito dell’atto presso la casa comunale e’ essenziale.
Senza tale adempimento non puo’ sostenersi che la societa’ abbia avuto
notizie dell’atto in questione. Nella specie, l’ufficio aveva depositato
l’atto presso la casa comunale con affissione all’albo pretorio stante la
irreperibilita’ del destinatario e dopo due inviti a comparire alla societa’
ed all’amministratore, entrambi trasferiti.